Test sierologici, immunità e false speranze

 

 

 

 

La tanto sognata «Fase 2» — lo sappiamo — è un disastro da ogni punto di vista. L’ultimo DPCM, decretando in maniera del tutto incostituzionale che alcuni esercizi potranno riaprire — forse — soltanto a giugno, è riuscito a scontentare tutti, condannando al fallimento  pressoché certo migliaia e migliaia di attività – e quindi  alla rovina di migliaia e migliaia famiglie,.

 

D’altronde non ci si poteva aspettare di meglio da chi ha deciso di affidare la ripartenza del Paese ai Colao e agli Arcuri, i quali per cercare di capire il tasso di immunità nazionale hanno puntato tutto sul tracciamento delle persone attraverso una app e sui test sierologici 

 

Per meglio comprendere a che punto siamo arrivati, vorrei soffermarmi un attimo, come già fatto in passato, sui tanto dibattuti test sierologici,.

I test rapidi basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG, anticorpi indispensabili per capire se si è entrati in contatto con il nCoV, non possono in alcun modo sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di RNA virale dai tamponi nasofaringei

 

Partiamo fugando ogni dubbio: i test sierologici sono analisi del sangue, tramite prelievo al braccio o una goccia di sangue dal polpastrello (stesso procedimento utilizzato per lo stick glicemico), in grado di determinare se una persona è entrata in contatto con SARS-CoV-2. 

 

Precisiamo, quindi, che non si tratta affatto di test diagnostici in grado di dimostrare se la persona è affetta da COVID-19. Allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica, i test rapidi basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG, anticorpi indispensabili per capire se si è entrati in contatto con il nCoV, non possono in alcun modo sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di RNA virale dai tamponi nasofaringei, secondo gli stessi protocolli indicati dall’OMS — dove viene peraltro specificato che per il loro uso nell’attività diagnostica d’infezione in atto da SARS-CoV-2 siano indispensabili ulteriori evidenze sia per dimostrare loro performance, sia per dimostrare la loro utilità operativa. 

 

La realtà è che sul tema dell’immunità nessuno ci ha realmente capito nulla ma tutti continuano a parlarne a caso. A parte il Dott. Andrea Crisanti, che ha almeno avuto l’umiltà di ammettere che non esiste ancora alcuna comprovata evidenza scientifica per quanto concerne il tasso dei livelli anticorpali, risultando precoce e persino inutile parlare, ad oggi, di immunità e di vaccino.

 

La realtà è che sul tema dell’immunità nessuno ci ha realmente capito nulla ma tutti continuano a parlarne a caso. A parte il Dott. Andrea Crisanti, che ha almeno avuto l’umiltà di ammettere che non esiste ancora alcuna comprovata evidenza scientifica per quanto concerne il tasso dei livelli anticorpali

Facendo altresì riferimento ad una circolare del Ministero della Salute, anche la stessa Regione Emilia-Romagna, in prima linea per sottoporre tutti gli operatori sanitari ai test sierologici, in una comunicazione di qualche giorno fa ha ammesso che «al momento attuale le conoscenze in merito alla risposta immunitaria da infezione da virus SARS- CoV-2 non sono consolidate».

 

Nonostante questo, abbiamo assistito nelle scorse ore al lancio di coriandoli da parte dei tanti scienziati da salotto per l’arrivo dello studio cinese condotto da alcuni ricercatori dalla Chongqing Medical University e pubblicato su Nature Medicine, il quale confermerebbe che a 19 giorni dai sintomi il 100% dei pazienti esaminati (285) avevano sviluppato le IgG contro Sars-CoV-2. Epperò con livelli diversi.

 

Roberto Burioni, twittando la lieta notizia che potrebbe fungere da incoraggiamento per l’individuazione di un vaccino (musica per le orecchie dei siringaioli che albergano i «comitati scientifici»), inciampa proprio sul tema delle quantità variabili di produzione di anticorpi:

 

«Seppure in quantità variabili i pazienti guariti da Covid-19 producono anticorpi contro il virus. Questo è bene perché rende affidabile la diagnosi sierologica e, se gli anticorpi fossero proteggenti, promette bene per l’immunità».

 

Questo significa ingannare le aspettative, perché il problema non è lo sviluppo di anticorpi, ma quanti se ne sviluppano e quanto la loro efficacia sia attualmente affidabile. 

 

Il problema non è lo sviluppo di anticorpi, ma quanti se ne sviluppano e quanto la loro efficacia sia attualmente affidabile

A contrastare poi l’ottimismo per un solo studio, vi sono le analisi condotte dalla Fudan University su 175 pazienti dimessi dall’ospedale di Shanghai e ritenuti guariti dall’infezione. 

 

Secondo quanto affermato da questi altri ricercatori cinesi, in circa un terzo dei soggetti la resistenza al coronavirus risulterebbe molto scarsa, mentre in altri pazienti addirittura non vi sarebbe alcuna traccia di immunizzazione.

 

Questo significherebbe che tra quei guariti ci possono essere soggetti capaci di infettarsi per una seconda volta. I ricercatori ammettevano la preoccupazione soprattutto per lo scarso sviluppo di anticorpi registrato nei giovani che hanno manifestato sintomi lievi: i titoli anticorpali più bassi sono stati rilevati nella fascia di età fra i 15 e i 39 anni, mentre quelli più alti in quella 60-85. 

 

Ricerca dell’Università di Fudan: in circa un terzo dei soggetti la resistenza al coronavirus risulterebbe molto scarsa, mentre in altri pazienti addirittura non vi sarebbe alcuna traccia di immunizzazione

Questo significherebbe avere in ogni caso una finestra larghissima di popolazione presumibilmente priva della copertura da qualsivoglia immunità.

 

Nel mentre però l’azienda farmaceutica americana Abbott, che ha appena vinto il bando indetto dal governo per la fornitura dei test sierologici nel nostro Paese, ha in programma di fornire gratis un primo lotto di 150.000 kit disponibile dal 4 maggio e promettendo l’arrivo di 4 milioni di test entro la fine del prossimo mese.

 

Il nuovo test, secondo quanto garantisce l’azienda farmaceutica americana, avrebbe dimostrato specificità e sensibilità superiori al 99% 14 giorni o più dopo l’insorgenza dei sintomi.

 

Allo stesso tempo la Abbott ha voluto precisare che «l’affidabilità di questi test non è mai al 100% (ossia che non generino mai falsi negativi né falsi positivi) e soprattutto che non c’è alcuna certezza scientifica che le persone che siano venute in contatto con il nuovo coronavirus abbiano poi sviluppato gli anticorpi».

Questo significherebbe che tra quei guariti ci possono essere soggetti capaci di infettarsi per una seconda volta

 

Se è vero che la sensibilità superiore al 90% voluta dal nostro governo di geniacci sembrerebbe essere stata ampiamente raggiunta dai test della Abbott, si deve però sempre tenere presente che un responso negativo potrebbe venire da un soggetto che solo recentemente si è contagiato — è il cosiddetto «effetto finestra negativa» — e che per ovvie ragioni non ha ancora sviluppato anticorpi, motivo per il quale, come già detto, se i suddetti test non saranno affiancati a tamponi di massa serviranno probabilmente a poco, nonostante l’ipotetico alto grado di sensibilità di quelli messi a disposizione dai vincitori del bando.

 

Le immunoglobuline, cioè i famosi IgM, iniziano solitamente a comparire nel sangue dopo sette giorni dall’attacco del virus: ciò vuol dire che tanto dipenderà dal periodo in cui molti di questi test saranno effettuati. Il loro valore dovrebbe invece scendere dopo la terza settimana dal contagio.

 

Le immunoglobuline G, invece, cioè le famose IgG, cominciano a comparire nel sangue dalla seconda settimana dopo l’infezione.

Qualsiasi saranno gli esiti dei milioni di test, essi fino a prova contraria non varranno  come patente di immunità o come salvacondotto perché, come già convenuto, non esistono ancora sufficienti evidenze

 

In ogni caso, qualsiasi saranno gli esiti dei milioni di test, essi fino a prova contraria non varranno  come patente di immunità o come salvacondotto perché, come già convenuto, non esistono ancora sufficienti evidenze. 

 

In poche parole e per concludere: la famosa «Fase 2», oltre ad essere affidata ad incompetenti scelti da altri incompetenti, sarà all’insegna di un app di dubbia legittimità e a test di dubbia efficacia e validità. 

 

Si salvi chi può.

 

 

 

Cristiano Lugli