«Strutture di quarantena» per tutti i contagiati COVID e i loro familiari

 

 

Le autorità della Nuova Zelanda hanno affermato che metteranno tutti i nuovi infetti da coronavirus ei loro familiari stretti in «strutture di quarantena».

 

La nuova misura è stata annunciata ieri dal direttore generale della sanità Dr Ashley Bloomfield durante una conferenza stampa, riporta Summit News.

 

«Tutti i casi, i casi confermati, devono essere gestiti in strutture di quarantena», ha detto Bloomfield, aggiungendo che la mossa ha mostrato «quanto seriamente vogliamo limitare qualsiasi rischio di trasmissione in corso – anche nell’auto-isolamento e anche ad altri nella famiglia».

 

«Questo si applicherà a tutti i casi e anche ai familiari stretti che potrebbero essere a rischio».

 

Sui social media qualcuno già li chiama «Quarantine Camps», cioè «Campi di Quarantena», in evidente assonanza all’espressione «campi di concentramento».

 

Sui social media qualcuno già li chiama «Quarantine Camps», «Campi di Quarantena», in evidente assonanza all’espressione «campi di concentramento».


In un video, il primo ministro ultra-abortista Jacinda Ardern ha chiarito che chiunque nella struttura di quarantena si fosse rifiutato di fare un test sul coronavirus sarebbe stato semplicemente trattenuto lì per almeno 14 giorni.

 

 

Il bilancio totale delle vittime del coronavirus per la Nuova Zelanda ammonta a sole 22 persone nel corso dell’intera pandemia.

All’inizio di questa settimana, la Nuova Zelanda ha preso la decisione di imporre un nuovo blocco di livello tre ad Auckland e un blocco di livello due in tutto il resto del paese dopo che sono stati scoperti solo 4 nuovi casi di COVID-19, con tutti gli infetti che fanno parte della stessa famiglia .

 

Ciò ha portato alla chiusura di scuole, aziende e ristoranti per un periodo di 3 giorni che Ardern ha chiarito che potrebbe essere esteso. Prima di allora, non c’era stato un solo caso registrato di coronavirus in tutto il paese per 102 giorni.

 

Il bilancio totale delle vittime del coronavirus per la Nuova Zelanda ammonta a sole 22 persone nel corso dell’intera pandemia.

 

«Il problema è nelle case, nelle famiglie. Bisogna scovare casa per casa i contagiati e isolarli in apposite strutture» Bonaccini, maggio 2020

Nella vicina Australia, alla polizia è stato dato il potere di entrare nelle case senza un mandato per eseguire controlli in loco di quarantena. Le autorità in conferenza stampa hanno ammesso senza problemi che le forze dell’ordine hanno spaccato diversi finestrini di auto i cui conducenti non sembravano collaborare per i controlli.

 

Gli antipodi, dove ora è inverno, stanno vivendo ora il momento buio della pandemia. Tuttavia, ricordiamo che proposte di strutture per la quarantena sono state fatte seriamente anche in Italia e ancora molti anni fa in Canada.

 

A metà maggio Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, disse in televisione che «il problema è nelle case, nelle famiglie. Bisogna scovare casa per casa i contagiati e isolarli in apposite strutture»

 

«Se ci sono persone non conformi, sicuramente le leggi e i poteri della sanità pubblica possono mettere in quarantena la gente in ambienti obbligati» Theresa Tam, direttore generale del Centro Canadese per la Preparazione e Risposta all’Emergenza, 2010

«Abbiamo più di 70 unità mobili specializzate che girano in tutta la regione per andare a cercare chi, in quella condizione abitativa, non è in grado di tutelare i propri familiari o i conviventi» disse Bonaccini, preannunciando quello che ad alcuni poteva sembrare un rastrellamento. Riguardo alle «apposite strutture», cioè i «campi di quarantena» al momento non abbiamo notizie.

 

In un documentario del 2010, la dottoressa Theresa Tam, direttore generale del Centro Canadese per la Preparazione e Risposta all’Emergenza, disse che «se ci sono persone non conformi, sicuramente le leggi e i poteri della sanità pubblica possono mettere in quarantena la gente in ambienti obbligati».

 

Considerando l’amore del potere per il virus – cioè, per la paura che incute – il fondo non lo abbiamo ancora toccato

 

«Potenzialmente si possono tracciare le persone con braccialetti ed avere la polizia ed altri sistemi che assicurino la quarantena» continuava la dottoressa Tam nel filmato di 10 anni fa parlando di «Worst Case Scenario», ossia del «peggior scenario possibile».

 

La realtà, in tutto il mondo, è andata ora ben oltre lo scenario più cupo. Ma, lo diciamo senza timore di smentita, considerando l’amore del potere per il virus – cioè, per la paura che incute – il fondo non lo abbiamo ancora toccato.