Quando la cura è la causa: il caso della lingua pelosa verde

 

 

Negli anni 60 in Giappone una strana epidemia avrebbe dovuto far scattare l’allarme in tutto il mondo, poiché molto spesso sono proprio le terapie mediche a peggiorare la situazione.

 

Per Keiko Yamaguchi tutto cominciò con la diarrea. Qualche settimana più tardi sopraggiunse un torpore alle dita dei piedi. Erano i primi mesi del 1967. Un anno più tardi, alla fine del 1968, la giovane ventiduenne Keiko si ritrovò cieca e paralizzata dalla vita in giù.

Si stima che almeno 900 persone persero la vita a causa di questa patologia

 

In Giappone soltanto, più di 11.000 persone (tra cui Keiko ) furono vittime di una misteriosa epidemia esplosa tra il 1955 e il 1970. Alcuni casi furono denunciati anche in altri Paesi, tra cui Gran Bretagna, Svezia, Messico, India, Australia. Tuttavia l’epidemia colpì soprattutto il Giappone, dove si stima che almeno 900 persone persero la vita a causa di questa patologia che i medici successivamente identificheranno con il nome neuropatia mielo-ottica subacuta (in inglese subacute myelo-optic neuropathy da cui l’acronimo SMON) dove la parola “mielo” deriva dalla parola greca che identifica il midollo spinale, la parola “ottica” fa riferimento alla vista e la parola neuropatia indica una patologia che colpisce i nervi.

Un numero ancora incerto di pazienti invece vide la propria lingua diventare verde e pelosa

 

Generalmente la malattia inizia con attacchi di vomito e diarrea e con l’avanzare di questa, alcuni pazienti vengono colpiti da cecità e paralisi, proprio come Keiko. Un numero ancora incerto di pazienti invece vide la propria lingua diventare verde e pelosa: sulla lingua, infatti, spuntarono dei peletti verdi (o perlomeno qualcosa che vi somigliava). Per altri il colore verde si manifestò nelle urine.

 

La patologia non risparmiò nemmeno i membri della famiglia e contagiò anche medici e infermieri che cercarono di curarla. Una stima approssimativa stabilisce che la morte sopraggiunse per una percentuale di pazienti che va dal 5 al 10%.

La morte sopraggiunse per una percentuale di pazienti che va dal 5 al 10%

 

Che cosa causò l’epidemia? Negli anni ‘60 fu proprio il Giappone, il Paese più colpito, a promuovere numerosi programmi di ricerca per scoprirlo. I dottori pensarono di avere la risposta in pugno quando i ricercatori che stavano studiando i malati di SMON isolarono l’echovirus, conosciuto per essere la causa di problemi intestinali.

 

Presto però nei pazienti vennero rintracciati altri virus, inclusi il virus Coxakie e l’herpesvirus. La scoperta di quest’ultimo creò un certo entusiasmo, poiché è risaputo che l’herpesvirus colpisce il sistema nervoso. A una a una però tutte queste scoperte furono smentite poiché i ricercatori indipendenti non riuscirono a replicare le scoperte precedenti fatte in laboratorio.

 

Numerose furono le cause considerate e poi escluse. Nessun agente patogeno dell’acqua potabile fu mai rintracciato. E i pesticidi? Anche questa ipotesi fu scartata quando uno studio rivelò che gli agricoltori affetti da SMON erano meno dei non agricoltori, pur essendo i soggetti a questi maggiormente esposti.

Un farmacologo fece una scoperta rivelatrice: quanto pare la malattia derivava dall’assunzione farmaco: il cliochinolo, un medicinale utilizzato per la cura della dissenteria amebica

 

L’euforia tornò quando i ricercatori scoprirono che molte vittime avevano assunto due tipologie diverse di antibiotici, anche se sembrava improbabile che due diversi antibiotici potessero entrambi improvvisamente essere la causa della stessa malattia rara. Tuttavia, come notano gli esperti, i pazienti avevano assunto l’antibiotico solo dopo aver manifestato i primi sintomi della SMON.

 

Più tardi, alla fine del 1970 e tre anni dal respingimento della teoria degli antibiotici, un farmacologo fece una scoperta rivelatrice. A quanto pare i due presunti diversi antibiotici non erano altro che due brand diversi dello stesso farmaco: il cliochinolo, un medicinale utilizzato per la cura della dissenteria amebica o amebiasi. Inoltre fu svelato che la lingua verde pelosa e l’urina verde erano causate dalla dissoluzione del cliochinolo nel corpo dei pazienti. A un mese dalla rivelazione, il cliochinolo venne bandito in Giappone e l’epidemia di SMON, uno dei maggiori disastri farmaceutici della storia, conobbe un’improvvisa battuta d’arresto.

L’epidemia di SMON, uno dei maggiori disastri farmaceutici della storia

 

Sembra che l’epidemia colpì in particolar modo il Giappone in parte perché il farmaco veniva utilizzato di routine per curare non solo la dissenteria, ma anche per prevenire la diarrea del viaggiatore e varie forme di disturbi addominali. E anche perché i medici giapponesi erano soliti prescrivere il farmaco con dosi più elevate e per periodi di assunzione più lunghi di quanto non fosse abitualmente fatto negli altri Paesi.

La peluria verde sulla lingua di un paziente affetto da SMON, blu in questa immagine

Altra idea abbastanza convincente era l’illusione che la SMON fosse contagiosa. Infatti, famigliari, dottori e infermieri, pensando di proteggersi, assumevano a loro volta il farmaco quando questo veniva somministrato ai loro cari con disturbi addominali e con diarrea che poi contraevano di conseguenza la SMON, causandosi inavvertitamente da soli la malattia che tanto temevano. Il risultato dell’epidemia in apparenza rese la SMON una malattia infettiva. In soldoni, quella che sembrava essere la cura per la SMON ne era in realtà la sua stessa causa.

I famigliari, dottori e infermieri, pensando di proteggersi, assumevano a loro volta il farmaco quando questo veniva somministrato ai loro cari con disturbi addominali e con diarrea che poi contraevano di conseguenza la SMON, causandosi inavvertitamente da soli la malattia che tanto temevano. Il risultato dell’epidemia in apparenza rese la SMON una malattia infettiva

 

Sono pochi i dottori a conoscenza della storia della SMON e forse sono ancora meno quelli che utilizzano lo slogan «cura o causa». Eppure oggi il fenomeno è più rilevante che mai. Uno studio pubblicato l’anno scorso sostiene l’ipotesi che oggi la terza causa di morte negli USA sia l’intervento medico, inclusi problemi legati ai farmaci soggetti a prescrizione e all’impianto di dispositivi medici, che vanno dallo stent cardiaco alla protesi dell’anca e ai dispositivi contraccettivi.

 

Si scoprì che il colore verde dell’urina del paziente era causato dalla dissoluzione del cliochinolo nel corpo dei pazienti.

Il pigmento nell’urina di un paziente SMON è risultato essere il farmaco clioquinolo anti-diarrea, dissolto dal metabolismo del corpo

Gli esempi abbondano praticamente in tutte le specializzazioni, dalla cardiologia alla psichiatria e alla cura del cancro. Jerome Hoffman, professore emerito di medicina alla UCLA (University of California, Los Angeles), afferma che non è un fatto sorprendente: poiché i farmaci e i dispositivi medici puntano ai sistemi alterati del corpo, è molto facile sbagliare e peggiorare il disturbo.

In soldoni, quella che sembrava essere la cura per la SMON ne era in realtà la sua stessa causa.

 

Pochi dottori sono a conoscenza della SMON. Forse sono ancora meno quelli che usano lo slogan «cura o causa». Eppure oggi il fenomeno è più rilevante che mai.

 

Negli anni ‘80 e ‘90, per esempio, i pazienti venivano ampiamente curati con medicinali per il ritmo cardiaco in modo da evitare che i battiti irregolari, chiamati contrazioni ventricolari premature (CVP), scatenassero una fibrillazione ventricolare mortale.

Un farmaco può correggere le Contrazioni Premature Ventricolari ma uccidere il paziente: come un vecchio detto ricorda, l’operazione è riuscita

 

I medicinali andavano molto bene per ridurre i battiti irregolari e i dottori li avevano prescritti a molti credendo di salvare delle vite. Ma nel 1989, la sperimentazione clinica per la soppressione dell’aritmia cardiaca, in sigla CAST, sponsorizzata dagli Istituti Nazionali di Sanità, aveva dimostrato che, sebbene i medicinali annullavano effettivamente le CPV (Contrazioni Premature Ventricolari), quando queste comparivano, era molto più probabile che scatenassero fibrillazioni ventricolari mortali. I pazienti trattati avevano 3,6 volte la stessa possibilità di morire dei pazienti ai quali era stato somministrato un placebo.

 

Il farmaco può correggere le CPV ma uccidere il paziente: come un vecchio detto ricorda, l’operazione è riuscita, ma il paziente è deceduto. Il problema era rimasto invisibile per più di un decennio perché i dottori sostenevano che quando un paziente moriva improvvisamente fosse a causa delle condizioni del cuore e non per la cura che loro avevano prescritto.

Uno studio storico sul Prozac per curare la depressione negli adolescenti, aveva scoperto che in generale aumentava i comportamenti suicidi – mentre il suo reale compito era di prevenirli

 

In un altro caso di «cura o causa», uno studio storico sul Prozac per curare la depressione negli adolescenti, aveva scoperto che in generale aumentava i comportamenti suicidi – mentre il suo reale compito era di prevenirli. Nello studio, il 15% degli adolescenti depressi curati con il Prozac ha tentato il suicidio, contro il 6% curato con la psicoterapia e l’11% curato con farmaci placebo. Questi numeri non sono stati resi pubblici da Eli Lilly, il produttore, il ricercatore capo, che dichiarava che il Prozac fosse «il grande vincitore» tra i farmaci per la cura degli adolescenti depressi. I medici, ignari che il farmaco potesse aumentare il tasso di suicidi, spesso aumentavano il dosaggio quando i pazienti diventavano più depressi durante il trattamento, pensando che la causa fosse proprio la depressione e non la cura.

 

Ricerche condotte su altri farmaci della stessa classe del Prozac, inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina, o SSRI, hanno mostrato problemi simili.

Vi sono molti altri casi del fenomeno «cura o causa»: stent cardiaci che hanno causato coaguli nelle arterie coronarie; defibrillatori-pacemaker impiantati che si sono inceppati o che hanno sbagliato ad attivarsi, causando ritmi cardiaci mortali; stimolatori del nervo vago per curare l’epilessia che hanno invece portato al suo aumento.

 

Vi sono molti altri casi del fenomeno «cura o causa»: stent cardiaci che hanno causato coaguli nelle arterie coronarie; defibrillatori-pacemaker impiantati che si sono inceppati o che hanno sbagliato ad attivarsi, causando ritmi cardiaci mortali; stimolatori del nervo vago per curare l’epilessia che hanno invece portato al suo aumento.

 

Una delle lezioni della SMON è il pericolo degli incentivi finanziari perversi. I medici giapponesi erano stati pagati per ogni prescrizione che facevano, una pratica considerata non etica nella maggior parte degli altri paesi. I medici, in alcune prefetture del Giappone, possono ancora vendere medicinali ai loro pazienti. Per forza prescrivevano così alte dosi di clioquinol per periodi prolungati.

 

Più della metà dei dottori negli Stati Uniti riceve somme di denaro o altri benefici dalla Big Pharma e dai produttori di dispositivi medici. Le cifre possono essere esorbitanti: alcuni dottori hanno ricevuto decine di milioni di dollari per impiantare certi dispositivi o per promuovere determinati farmaci.

 

Questa influenza ha però un costo sulle persone che sono esposte a trattamenti pericolosi. Un gruppo no profit, l’Institute for Safe Medication Practices, ha condotto uno studio per quantificare le conseguenze negative dei farmaci e ha concluso che i medicinali prescritti sono «uno dei pericoli più rilevanti per la salute dell’uomo che dipende dall’attività umana».

Una delle lezioni della SMON è il pericolo degli incentivi finanziari perversi. I medici giapponesi erano stati pagati per ogni prescrizione che facevano

 

Con l’aumento del complesso industriale-medico e i suoi ingenti profitti, il settore ha un interesse personale nell’incolpare la malattia del paziente per i risultati negativi e non i loro stessi prodotti.

 

Le affermazioni dell’industria farmaceutica spesso ingannano sia dottori che pazienti. Ciba-Geigy, il principale produttore del cliochinolo, affermava che il medicinale era sicuro perché non poteva essere assorbito nel sistema circolatorio dall’intestino. Eppure, le documentazioni di un caso contro l’azienda mostrano che Ciba-Geigy era consapevole da anni degli effetti pericolosi del farmaco.

Più della metà dei dottori negli Stati Uniti riceve somme di denaro o altri benefici dalla Big Pharma e dai produttori di dispositivi medici

 

All’inizio del 1944, gli inventori del cliochinolo dichiararono che il farmaco sarebbe dovuto essere rigidamente controllato e limitato a 10-14 giorni di somministrazione. Nel 1965, dopo che un veterinario svizzero pubblicò dei documenti in cui cani a cui era stato somministrato il clioochinolo avevano sviluppato attacchi epilettici e morirono, Ciba si era limitato a dichiarare che il farmaco non dovrebbe essere somministrato agli animali.

 

Con l’aumento del complesso industriale-medico e i suoi ingenti profitti, il settore ha un interesse personale nell’incolpare la malattia del paziente per i risultati negativi e non i loro stessi prodotti.

Negli Stati Uniti, l’influenza dell’industria farmaceutica su quello che i medici e il pubblico credono riguardo ai farmaci e ai dispositivi medici è scesa esponenzialmente, poiché quasi tutte le ricerche sono ora condotte dalle aziende e le ricerche effettivamente indipendenti non esistono più.

 

Nel 1997, la sponsorizzazione dell’industria ha fornito il 29% dei finanziamenti per ricerche cliniche e non cliniche. Le stime oggi affermano che la percentuale è aumentata a circa il 60%. Anche la ricerca «più indipendente», come quella condotta dagli Istituti Nazionali di Salute, è ora «associata» a un’azienda, rendendo la nostra dipendenza da loro quasi totale.

 

Arginare l’onda di interventi medici che possono provocare più danni che bene richiederà una profonda valutazione dei casi «cura o causa» – e la volontà di fermare la dipendenza da azienda farmaceutica che perversamente promuove.

 

 

 

 

Fonte: Undark