Psicofarmaci e psichiatria: una mamma si racconta a Renovatio 21

 

 

Elena è una ragazza di trent’anni, moglie e madre di una splendida bambina. In passato ha avuto qualche problema relazionale e, su consiglio dei familiari, è finita dalle parti di quella branca della scienza medica chiamata «psichiatria».

 

Una delle grandi battaglie che Renovatio 21 si è imposta di fare è proprio quella contro la psico-farmaceutica di massa e quella medicina che la prescrive. Pensiamo che queste nuove droghe sintetiche rappresentino una fase dell’attacco all’essere umano nella sua sfera più intima, oltre che un business che vede profitti sempre maggiori.

 

Anche qui, ci pare, l’etica medica si è sempre più spostata verso la Cultura della Morte. Ovvero, anche la medicina odierna produce un proprio attacco alla vita e all’essere umano nella sua totalità ontologica e morale.
«Niente psicofarmaci, cercate di uscirne con le vostre forze e con l’aiuto dei vostri cari, per quanto difficile che possa sembrare, assicuro che, come nel mio caso, non è impossibile come vorrebbero per ovvi motivi farvi credere»

 

Di tutte queste cose abbiamo voluto parlare con chi veramente ci è passato, ha subito e ora finalmente, con le proprie forze, ne è uscito.

 

 
Signora Elena, vuole innanzitutto raccontarci di quali problemi ha sofferto in passato?
Avevo dei problemi legati alla convivenza con una familiare disonesta.

 

A quel punto a chi si è rivolta? 

Mi sono recata da un medico psichiatra, su consiglio di mia madre. Mi ha diagnosticato un «disturbo schizoaffettivo» e mi ha prescritto un farmaco. Ricordo che mi ascoltava parlare di tutto per un’ora, stando in silenzio e senza dire niente né battere ciglio.

«Ad ogni psicofarmaco sono annessi effetti collaterali a iosa e comunque i problemi non si risolvono per magia. Con una pillola, poi…»
Ha ottenuto benefici da questo trattamento con la psichiatra?
Assolutamente no. Mi ha prescritto psicofarmaci. E gli psicofarmaci, nel migliore dei casi, mi provocavano sofferenza psichica, sonnolenza… Nel peggiore facevano diventare furibonde le liti con il familiare del caso.  Oggi il mio rapporto con questa persona è completamente deteriorato.

 

Quindi ci sta dicendo che le è stato fatto più danno che utile?
Sì, certo. Ad ogni psicofarmaco sono annessi effetti collaterali a iosa e comunque i problemi non si risolvono per magia. Con una pillola, poi…

 

Perché? 
I problemi si risolvono con il dialogo e con il rispetto, l’amore e i sani rapporti affettivi che fanno la differenza, basandosi appunto su un equo scambio reciproco, cosa che in un rapporto sbilanciato per natura con uno psichiatra, tutto a vantaggio di questo, non è possibile. Né tantomeno è leale.

 

Ci parli degli psicofarmaci che le hanno fatto assumere e se, soprattutto, sono serviti.
Mi hanno prescritto Serenase, ma mi dava sonnolenza e mi impediva di fare le mie cose regolarmente. Mi hanno prescritto Olanzapina ma mi ha tolto il latte da dare a mia figlia, una vera sofferenza. Poi il depôt mensile (anti-psicotico a rilascio prolungato) che mi provocava atroci fitte al fegato e al cuore. E potrei continuare all’infinito…

 

«Mia figlia non prenderà psicofarmaci, costi quello che costi»
Come è riuscita a venirne fuori? 
Le Leggi in materia di sanità nel nostro Paese variano di regione in regione. Pertanto, basta cambiare Regione, assicurandosi che la legislazione cambi e, Le dirò di più, in realtà la legge dice che oltre i 20 km la giurisdizione di competenza è già diversa. Il problema rimangono sempre le possibili reazioni dei familiari, perciò bisogna essere decisi e tagliare i ponti verso chi nuoce alla nostra salute e alla nostra libertà di scelta terapeutica. Purtroppo i problemi oggi cominciano prima, anche in adolescenza, quando si dipende ancora economicamente da terzi.

 

Cosa pensa oggi, da moglie e da madre, della psichiatria? 
È interessante, visto che mia figlia potrebbe essere un ghiotto affare per quegli scienziati che mietono vittime anche tra i bambini. Ma Elisabetta non prenderà psicofarmaci, costi quel che costi.

 

E degli psicofarmaci? 
È robaccia, dovrebbe essere messa al bando. È droga farmaceutica.

 

«È robaccia, dovrebbe essere messa al bando. È droga farmaceutica»
In America vengono già prescritti ai bambini, ma questo sta per accadere anche in Italia…
Se vogliamo lo sfacelo della futura generazione, possiamo anche permetterlo. Altrimenti, al referendum popolare subito. C’è un limite a tutto. Possiamo deciderci a cambiare le cose oppure lasciare che le cose accadano. Si può ancora evitare, anche se sono a conoscenza di alcuni casi già conclamati.

 

L’uso – o forse potremmo dire abuso- di psicofarmaci è quadruplicato negli ultimi anni. A cosa pensa sia dovuto?
Alla mancanza di un’istituzione forte della famiglia. «Oggi le cose si risolvono così», con una pastiglia. È questo il motivo per cui mandiamo i nostri cari dallo psichiatra senza mezzi termini. Ma questa è faciloneria e disprezzo. Non credo nei luoghi comuni, non credo nemmeno che un tempo si stava meglio di oggi. C’è momento e momento, modo e modo.

 

«Ecco sopravanzare la Cultura della morte: i familiari cannibalizzano e mandano al macero i propri simili»
Stiamo davvero meglio oggi, con la tecnologia, i mezzi di comunicazione. Questa è la ragione alla base della «delega dei familiari allo psichiatra di turno» che ne fa merce. Il benessere: siamo noi stessi diventati in questi casi carne da macello. Ecco sopravanzare la Cultura della morte: i familiari cannibalizzano e mandano al macero i propri simili. Fa paura. Ma in certe famiglie funziona davvero così. Anche nella mia d’origine: mio fratello oggi vive stabile in una residenza per invalidi con un problema psicomotorio acquisito. Io mi ritengo una specie di reduce di guerra.

 

Cosa consiglierebbe, spassionatamente, a giovani ragazzi che potrebbero trovarsi nella stessa situazione in cui si è trovata lei in passato? 
Niente psicofarmaci, cercate di uscirne con le vostre forze e con l’aiuto dei vostri cari, per quanto difficile che possa sembrare, assicuro che, come nel mio caso, non è impossibile come vorrebbero per ovvi motivi farvi credere.

 

Cristiano Lugli