Dottor Montanari: intervista sugli psicofarmaci

 

 

Renovatio 21 aveva già iniziato, qualche tempo fa, a trattare il tema degli psicofarmaci, argomento dentro al quale quasi nessuno vuole realmente entrare. Sappiamo che nell’ultimo ventennio l’uso di antidepressivi e ansiolitici in generale è aumentato in modo esponenziale, complice forse la realtà destrutturata dentro cui vive in cui vive l’uomo moderno.

 

La gravità, però, sta nel fatto che oggi questi farmaci siano prescritti senza il minimo timore delle catastrofiche conseguenze. Abbiamo voluto parlarne con il Dott. Stefano Montanari, che ben conosce i farmaci e il modo di agire di quelle industrie farmaceutiche che pensano al profitto più che al benessere delle persone, come invece vorrebbero far credere.

 

Dentro a questa ricca intervista troverete tutto ciò che nessuno vuole dirvi: né la stampa, né il vostro medico di base che al minimo stress lavorativo vorrebbe prescrivervi un bell’ansiolitico da ingerire dopo i biscotti a colazione.

 

 

Il mio vecchio professore di farmacologia li definiva «le camicie di forza chimiche»

Dottor Montanari, l’uso – o meglio sarebbe dire l’abuso – di psicofarmaci è aumentato a dismisura negli ultimi vent’anni. A cosa crede sia dovuto?

 

Gli psicofarmaci sono comodissimi. Quasi mezzo secolo fa il mio vecchio professore di farmacologia li definiva «le camicie di forza chimiche» perché, come le costrizioni che si mettevano ai matti, non hanno il minimo effetto sulla malattia ma liberano da tanti incomodi chi a quei soggetti deve per qualunque ragione stare vicino. In più, lo psicofarmaco è spesso non solo benaccetto ma fortemente desiderato dal malato stesso che, diventandone dipendente, grazie alla magica pastiglietta, trasloca in un mondo decisamente per lui più accettabile.

 

 

Una società forse meno stabile, dunque. Ma che va curata con gli psicofarmaci secondo lei? Non è che si tenda ad imbambolare tutti senza risolvere i problemi, anche sociologici, umani, morali che stanno alla radice?

Lo psicofarmaco è spesso non solo benaccetto ma fortemente desiderato dal malato stesso che ne diventa dipendente

 

Non ci sono dubbi: rimbambendo la popolazione la si domina molto meglio. Chi conta non ha il minimo interesse a risolvere davvero i problemi. Ciò che si vuole è semplicemente eliminarli dalla percezione, e questo avviene inizialmente a livello del singolo individuo. Come suggerisce la parola, in origine gli psicofarmaci erano mirati  a trattare (non ho detto risolvere) i disturbi della mente. Poi ci si è accorti che funzionavano benissimo per nascondere i sintomi fastidiosi di tante malattie che nascevano da malfunzionamenti dell’organismo ripercuotendosi, poi, sulla psiche.

 

Le faccio l’esempio della sensibilità chimica multipla, un problema di allergia a una quantità enorme di sostanze che rende a dir poco difficile la vita. Quei malati sono oggettivamente fastidiosi perché il loro massimo, spesso unico, interesse è quello legato alla loro condizione e può accadere che non parlino d’altro, e tutta la loro vita, e di conseguenza quella di chi sta loro vicino anche solo occasionalmente, ruota intorno al problema. Ecco, allora, che arriva in soccorso la chimica e il tedio, se non scompare del tutto, almeno si attenua vistosamente. Dato che la sensibilità chimica multipla è sempre più diffusa, e questo a causa dell’inquinamento ambientale, alimentare e, temo soprattutto, dell’abuso di farmaci in generale, sono nati dei centri sanitari appositi. In questi, lungi dall’affrontare e perfino dal tentare d’individuare la causa, si bombardano i pazienti di psicofarmaci. Non è certo un caso se nessun paziente trattato in quel modo è mai guarito.

Ci si è accorti che gli psicofarmaci funzionavano benissimo per nascondere i sintomi fastidiosi di tante malattie che nascevano da malfunzionamenti dell’organismo ripercuotendosi, poi, sulla psiche

 

 

Nessuno sembra però volerci parlare delle controindicazioni di questi farmaci. Pensiamo al massacro nella scuola di Sandy Hook, o alla strage di Aurora alla prima del film Batman e, sempre nello stesso periodo, a quell’omicidio plurimo consumatosi in New Mexico, per mano di un quindicenne. La stampa cercò di insabbiare, ma tutti questi ragazzi assumevano psicofarmaci che, come si può leggere nei bugiardini, possono istigare alla violenza e a pensieri suicidi…

 

È opportuno ricordare uno dei principi di base della farmacologia: non esiste nessun farmaco che non abbia controindicazioni ed effetti collaterali e questi differiscono, a volte in modo vistoso, da soggetto a soggetto. Se si somministrano prodotti nati proprio per modificare la chimica del cervello, perché il pensiero e tutto quanto ne consegue è una questione di chimica, è evidente che, di tanto in tanto, gli effetti possono risultare un po’, diciamo così, esagerati. Pensi agli effetti chimici che una molecola semplice e comunissima come l’alcool etilico, quello del vino e dei liquori, opportunamente somministrata provoca per ciò che riguarda i rapporti con il mondo, arrivando anche a stravolgere l’etica cancellando, ad esempio, certe inibizioni. 

Dato che la sensibilità chimica multipla è sempre più diffusa, e questo a causa dell’inquinamento ambientale, alimentare e, temo soprattutto, dell’abuso di farmaci in generale, sono nati dei centri sanitari appositi. In questi, lungi dall’affrontare e perfino dal tentare d’individuare la causa, si bombardano i pazienti di psicofarmaci

 

Addirittura alcune di queste sostanze sono entrate nel linguaggio senza che ce ne ricordiamo. Prenda la parola assassino. Molto probabilmente la sua etimologia viene da hashish, la droga con cui si modificava la psiche di certi gruppi di soldati per togliere loro la paura e renderli privi di freni morali. Ma di sostanze che modificano pensiero e percezione ce n’è una lista infinita: molte di origine naturale, moltissime create in laboratorio e chissà quante sono pronte per essere sfornate e quante altre arriveranno in tempi brevi. Della stragrande maggioranze degli psicofarmaci sappiamo poco. Se, poi, questi prodotti sono assunti in  combinazione con altri farmaci o, come a volte capita, con sostanze qual è, ad esempio, l’alcool di cui ho appena detto, può accadere qualcosa di decisamente spiacevole fino alla morte.

 

Un altro grande business per cui Big Pharma vuol dunque far calare il silenzio senza pensare ai danni collaterali?

 

Ormai da molti anni Big Pharma fa davvero il bello e il cattivo tempo. Il suo strapotere economico parallelo all’impoverimento marcatissimo delle risorse economiche disponibili per chi si occupa di salute ha fatto sì che non pochi fondamenti della medicina siano dimenticati quando non stravolti a favore dell’unico obiettivo delle case farmaceutica: fare denaro. Il che, da un certo punto di vista, è comprensibile: dopotutto si tratta d’imprese industriali e commerciali e, dunque, è del tutto normale che mirino a fare quattrini e, anzi, sempre più quattrini. L’etica è una zavorra che non fa parte del gioco.

Se si somministrano prodotti nati proprio per modificare la chimica del cervello, perché il pensiero e tutto quanto ne consegue è una questione di chimica, è evidente che, di tanto in tanto, gli effetti possono risultare un po’, diciamo così, esagerati

 

Forse, allora, era inevitabile che le nuove regole generassero una corruzione che si è capillarizzata fino ad impregnare le persone comuni che ne sono vittima. Gli effetti collaterali? È buffo constatare che molti di quelli sono elencati con una certa precisione nelle schede tecniche e nei bugiardini che accompagnano i farmaci ma è tragicamente buffo constatare che i medici non fanno leggere quelle avvertenze ai loro clienti pur avendone l’obbligo e, temo, non li leggono neppure loro.

 

Il problema è che oggi vengono prescritti, anche ad adolescenti, come fossero zucchero a velo…

 

Non solo agli adolescenti. Negli USA i bambini in età prescolare trattati con psicofarmaci sono numerosissimi. Pensi che condizioni come, ad esempio, la timidezza hanno la loro contromisura farmacologica pronta.

 

Crede che siano mai stati fatti test effettivi su questi farmaci?

 

Negli USA i bambini in età prescolare trattati con psicofarmaci sono numerosissimi. Pensi che condizioni come, ad esempio, la timidezza hanno la loro contromisura farmacologica pronta.

I test che oggi si fanno sono spesso su animali e questi danno indicazioni che mi limiterò a definire scarse quando non del tutto fuorvianti. Sperimentare sull’uomo è difficile, costoso, lungo e scientificamente dubbio, essendo troppe le individualità che caratterizzano ogni persona. E, allora, si mette sul mercato qualcosa e, come da titolo di un vecchio libro, «io speriamo che me la cavo».

 

Come può passare inosservato che un farmaco che in teoria dovrebbe curare una depressione, in realtà istighi, quantomeno nelle prime fasi di assunzione, a reazioni violente e a pensieri di omicidio-suicidio?

 

Esistono farmaci che hanno effetti collaterali vistosissimi e questi vengono negati con una faccia tosta che, da un certo punto di vista, è persino ammirevole. Se proprio è impossibile nascondere un caso di effetto collaterale particolarmente deleterio, si dice che si tratta di una reazione rarissima e basta non parlarne più. In fondo la gente non vuole seccature o tarli mentali ed è felice di non sapere.

 

Pensiamo al caso del’attore Robin Williams, morto suicida dopo una vita di successi. Il referto medico legale riferì che nel sangue dell’attore erano state trovate le tracce del Mirtazapine, noto anche come Remeron, un farmaco antidepressivo che vanta ben 10 avvertenze d’uso dove è scritta a chiare lettere la possibile correlazione con i suicidi premeditati. Quindi, anche in questo caso, un farmaco che invece di curare, uccide, senza che nessuno dica niente. Anzi, questo farmaco è ancora in commercio regolarmente….  

 

Se proprio è impossibile nascondere un caso di effetto collaterale particolarmente deleterio, si dice che si tratta di una reazione rarissima e basta non parlarne più. In fondo la gente non vuole seccature o tarli mentali ed è felice di non sapere.

Qualche anno fa acquistai in Francia un grosso libro, peraltro mai arrivato in Italia, in cui si elencavano centinaia di casi di farmaci i cui effetti collaterali principali erano noti e registrati. La stragrande maggioranza dei medici ignora quegli effetti e, se li si fa loro notare, fanno spallucce e, magari, le fanno il sorrisetto che si riserva al ragazzino poco dotato. Quanto alle autorità cosiddette di controllo, molto spesso chiudono un occhio e a volte anche l’altro. Dopotutto gli enti da cui i cosiddetti controllori portano a casa lo stipendio dipendono economicamente proprio dalle case farmaceutiche.

 

Nel famoso volo Germanwings 9525 del 2015, dirottato volontariamente con 150 persone a bordo tutte poi morte, il copilota Andreas Lubitz, che operò la strage barricandosi nella cabina pilota, soffriva di depressione e assumeva psicofarmaci. Perché nessuno ne ha parlato?

 

Quello fu un caso importantissimo di una patologia che tutte le compagnie aeree conoscono e cercano di nascondere. In gergo tecnico si chiama «aero-toxicity». L’aria che si respira nelle cabine viene direttamente dai motori ed è piena d’inquinanti organici e inorganici tra cui le particelle di cui noi ci occupiamo. Glie lo dico perché noi quell’aria l’abbiamo analizzata e stiamo ancora lavorando con piloti e altro personale di bordo che si sono ammalati a causa di quei veleni. Uno dei sintomi possibili è proprio a carico della psiche, a volte con effetti gravissimi, e, come al solito, invece di affrontare la causa, ci se la cava con gli psicofarmaci. Il resto è tutta ovvietà.

In gergo tecnico si chiama «aero-toxicity». L’aria che si respira nelle cabine degli aerei viene direttamente dai motori ed è piena d’inquinanti organici e inorganici tra cui le particelle di cui noi ci occupiamo

 

Prozac, Paxil, Zoloft, Efexor: tutti antidepressivi che hanno delle controindicazioni molto pericolose. Eppure il dogma dello psico-farmaco è inviolabile, non trova?

 

Oggi la medicina è ripiombata nelle oscurità del medioevo e vive solo di dogmi. Molto onestamente i direttori dei due maggiori giornali medici, il Lancet e il New England Journal,  hanno affermato che metà di ciò che viene pubblicato e che diventa sacro è semplicemente falso. Il che sarebbe di per sé allarmante se fosse vero. In verità, invece, le cose stanno peggio: le bufale che passano come risultati sono ormai in schiacciante maggioranza rispetto al poco di valido che esce, ed è così che siamo nelle mani di veri e propri apprendisti stregoni.

Oggi la medicina è ripiombata nelle oscurità del medioevo e vive solo di dogmi. Siamo nelle mani di veri e propri apprendisti stregoni.

 

Ci sarà sicuramente qualcuno che, forse sentendosi chiamato in causa, pur gridando allo scandalo per i vaccini “non puliti” e per l’obbligo vaccinale, si scandalizzerà altrettanto per una severa critica qui mossa verso gli inibitori selettivi della ricapitolazione della serotonina (SSRI), e quindi di tutti gli psicofarmaci in generale. Rispondiamo con anticipo ai sicuri piagnistei di qualcuno che si è reso conto, epperò ancora non ha il coraggio di ammetterlo, che l’industria farmaceutica non ha alcun interesse per la salute della popolazione?

 

Mi chiedo che interesse dovrebbe avere. L’industria farmaceutica non differisce dalle altre per etica: l’obiettivo è fare soldi, meglio se tanti, meglio se facilmente. Bisogna ammettere che Big Pharma è stata bravissima ad andare a bersaglio.

 

 

Cristiano Lugli