L’ultima dalla Cina: il virus è entrato nel pesce congelato importato?

 

 

Fonti ufficiali cinesi hanno fatto sapere che negli ultimi mesi, dieci città cinesi hanno trovato COVID-19 sia sull’imballaggio esterno che su quello interno del pesce congelato importato.

 

Tuttavia – ma quanto bravi sono, nella Repubblica Popolare – poiché in precedenza avevano avviato un processo di controllo e disinfezione di tutto il pesce importato, nessuna delle città ha subito un grave focolaio della malattia.

L’idea tanto agognata da Pechino: le infezioni a Wuhan potrebbero essere state importate, magari nel mercato in cui sono comparsi i primi casi, il famoso wet market di Wuhan è stato misteriosamente demolito

 

Simpatizzanti del PCC e filocinesi vari fanno uso anche della scoperta pubblicata questo mese da scienziati italiani, quella che ritiene di aver trovato le prove di infezioni da coronavirus già nel settembre 2019.

 

Il Dragone e i filo-dragoni sostengono che se confermata, l’ipotesi italiana può spingere alcuni scienziati cinesi a parlare più ad alta voce dell’idea tanto agognata da Pechino: le infezioni originali a Wuhan potrebbero essere state importate, magari nel  mercato in cui sono comparsi i primi casi. En passant, notiamo che il famoso wet market di Wuhan è stato misteriosamente demolito, e non vediamo una gran fila di giornali occidentali che si chiedono perché…

 

L’organo del Partito Comunista Cinese per la propaganda estera, il Global Times riporta: «Il mercato del pesce di Huanan a Wuhan aveva anche un certo numero di negozi che vendevano cibo congelato importato, come granchi reali, vongole e carne dal Brasile e dalla Germania». I sospetti untori potrebbero essere bavaresi o carioca, e chissà chi altri: una guerra biologica lanciata da stranieri per mezzo di bistecche e frutti di mare.

I sospetti untori potrebbero essere bavaresi o carioca, e chissà chi altri: una guerra biologica lanciata da stranieri per mezzo di bistecche e frutti di mare

 

Il Global Times aggiunge che «l’epidemia di giugno a Pechino è partita anche da un mercato che vende non solo verdure e carne, ma anche alimenti congelati importati».

 

La storia per cui possono essere stati cibi importati da una parte dà fiato al nazionalismo della classe dirigente pechinese – la wolf warrior diplomacy, la chiamano – ma permette anche di evitare di pensare alle strane usanze alimentari cinesi., il cosiddetto concetto di jìnbǔ di cui Renovatio 21 scrisse mesi fa.

 

La storia per cui possono essere stati cibi importati da una parte dà fiato al nazionalismo della classe dirigente pechinese e permette  di evitare di pensare alle strane usanze alimentari cinesi

Ci rallegriamo: ad inizio hanno si disse che vi era un programma diplomatico cinese per dare la colpa ad altri, con consigli a funzionari ed agenti di influenza cinesi all’estero affinché si parlasse di «virus italiano», «virus iraniano» e finanche «virus giapponese», tutto meno che «virus di Wuhan», o «Polmonite cinese», come si sarebbe chiamata qualche anno fa.