Legge antiomofobia, una manifestazione di «protesta» che eviteremo

 

 

 

 

Sabato 11 luglio 2020, in molte piazze d’Italia è stata indetta una manifestazione di protesta contro il ddl Scalfarotto-Zan, ossia la legge antiomofobia.

 

Riteniamo questa legge un pericolo esiziale per la società. Lo abbiamo detto, spiegando in dettaglio. Tuttavia, lo ripetiamo: troviamo la manifestazione di «protesta» così organizzata assolutamente da evitare.

 

Non andiamo alla manifestazione perché di fatto non sappiamo chi la organizza

Lo abbiamo spiegato in uno scritto di qualche giorno fa. Ci torniamo sopra per dissuadere chi è tentato di andare, magari adducendo scuse come «bisogna fare qualcosa», «bisogna mostrarsi forti», «non bisogna dividersi» e altre delle classiche fandonie del repertorio dei catto-perdenti.

 

  • Non andiamo alla manifestazione perché di fatto non sappiamo chi la organizza. O meglio, lo sappiamo, ma guardando il sito degli organizzatori non ci è stato modo di capire in alcun modo quali persone o anche solo quali sigle associative stiano tirando le fila. Se qualcuno dei lettori ha più informazioni certe ci faccia sapere

 

Non andiamo alla manifestazione perché, da notizie interne ai gruppi, ci risulta che vi sarebbe un testo già scritto, che sarà letto nelle piazze. Non ci è dato di sapere cosa vi sarà scritto, né chi pronunzierà il discorso

  • Non andiamo alla manifestazione perché, da notizie interne ai gruppi, ci risulta che vi sarebbe un testo già scritto, che sarà letto nelle piazze. Non ci è dato di sapere cosa vi sarà scritto, né chi pronunzierà il discorso. A scatola chiusa non compriamo proprio nulla: siamo in un’era in cui i diritti del consumatore prevedono lauti termini per il recesso della merce e la possibilità di approfondire rispetto a qualsiasi prodotto, non ci si chieda di aderire ad una iniziativa politica senza sapere chi sia il produttore e in cosa consista veramente.

 

  • Non andiamo alla manifestazione perché crediamo vi sia lo zampino della CEI: e i vescovi italiani sono, a nostro avviso, lontani da quella integerrima difesa della Civiltà e della Vita per la quale noi ci proponiamo di combattere. Avendo organizzato plurime processioni di riparazione agli scandali del pride, conosciamo a memoria il pattern: come una forza cattolica emerge e fa qualcosa di cattolico (tipo, una processione) il vescovo del luogo, seguito da altri colleghi delle diocesi limitrofe, salta fuori e condanna l’evento religioso programmato (per chi non fosse del giro: sì, i vescovi si mettono contro le processioni). Possono profanare chiese, mandare i trans alle medie, inneggiare agli dei animisti africani o alla pillola abortiva, il vescovo non batte colpo. Se vuoi fare una processione, eccotelo che tuona con la possanza di Thor figlio di Odino. È assai strano che nessun vescovo abbia detto una parola – una – contro queste manifestazioni; non ci stupirebbe anzi se vi fossero incoraggiamenti anche pubblici; sappiamo tuttavia, da amici che ci hanno contattato, che alcuni referenti territoriali di certe piazze della protesta sono figure fortemente legate al loro vescovo.

Non andiamo alla manifestazione perché crediamo vi sia lo zampino della CEI: e i vescovi italiani sono lontani da quella integerrima difesa della Civiltà e della Vita per la quale noi ci proponiamo di combattere

 

  • Non andiamo alla manifestazione anche perché non si capisce come un’evento che sarà al 99% dei cattolici debba essere «laico», e magari fregiarsi anche della presenza di qualche setta protestante. Ricordiamo bene una stramba manifestazione ecumenica dello scorso anno a Roma, evento che cercava di raccogliere ogni micrologica denominazione «cristiana» in terra italiana: fu incredibile vedere un anziano che al microfono tentò di iniziare un Ave Maria ma fu stoppato dai luterani. Ci ha colpito il fatto che alcuni protestanti ci abbiano pure fatto un manifesto enorme, dicendo che non si tratta di religione: certo la cosa ci manda in cortocircuito, ma mica è l’unica contraddizione di chi ha Lutero in affitto nel suo credo. Comunque, se avessero usato lo slogan «vieni a protestare con i protestanti» ci sarebbe piaciuto di più,  e sarebbe piaciuto assai anche ai vescovi.

 

Non andiamo alla manifestazione perché conosciamo oramai le dinamiche di queste proteste cattoliche, e sappiamo che non sono nemmeno proteste: sono test di resistenza simbolica, sono sfoghi di una opposizione sintetica e controllata, che servono al manovratore cattolico solo per raggiungere il compromesso

  • Non andiamo alla manifestazione perché conosciamo oramai le dinamiche di queste proteste cattoliche, e sappiamo che non sono nemmeno proteste: sono test di resistenza simbolica, sono sfoghi di una opposizione sintetica e controllata, che servono al manovratore cattolico solo per raggiungere il compromesso

 

 

Ci pare un goffo rimpasto delle Sentinelle in Piedi, esperienza di protesta non fortunatissima mutuata dai francesi (no, non è un’idea originale: è stata importata) che raccoglieva in teoria il dissenso dei cattolici conservatori. Tra i primi organizzatori, magari qualcuno legato alla CEI c’era pure.

 

Permetteteci di ridere quando qualcuno dice che è grazie a delle persone che vanno a fingere di leggere un libro in strada in silenzio che è stata evitata la legge sull’omofobia.

 

Permetteteci di ridere anche quando qualcuno parla della forza politica delle folle oceaniche dei Family Day: guardate, la legge antiomofobia è tornata mille volte peggiore, nel frattempo son arrivate anche la «Buona Scuola» e le Unioni Civili, per non parlare della vaccinazione universale compulsiva per i nostri figli, la quale, di fatto, iniettando nei bimbi cellule di feto abortito, non riguarda minimamente i cattolici. No.

 

Permetteteci di ridere anche quando qualcuno parla della forza politica delle folle oceaniche dei Family Day: guardate, la legge antiomofobia è tornata mille volte peggiore, nel frattempo son arrivate anche la «Buona Scuola» e le Unioni Civili

Non ci accodiamo a progetti perdenti – perdenti in partenza, programmaticamente perdenti, perdenti perché sacrificati a tavolino dal manovratore.

 

Noi rilanciamo l’unica dimensione di reazione possibile: il sacro. Lo ripetiamo: una processione di riparazione, fatta anche in 15 persone, è un segno fortissimo, oltre che, per chi ci crede, un evento di forza soprannaturale.

 

Riparare uno scandalo significa, soprattutto, chiamare il Male con il suo nome. Riparare significa evitare il compromesso: avete capito perché la processione i cattolici piagnucolosi e loro capi occulti con lo zucchetto mai e poi mai vorranno farla.

Non ci accodiamo a progetti perdenti – perdenti in partenza, programmaticamente perdenti, perdenti perché sacrificati a tavolino dal manovratore

 

Per cui resteremo a casa, in famiglia, e consigliamo a tutti di fare lo stesso. L’eterna meccanica di ritorno del democristianismo – il vero Male che ha distrutto il nostro Paese – va stroncata subito. Su tutto quel mondo fatto di volpi e di pusillanimi, di ingenui e di perdigiorno, va gettato il sale una volta per sempre, affinché la malapianta del compromesso con il Male mai abbia a ricrescere ancora.

 

 

Roberto Dal Bosco

Cristiano Lugli

Renovatio 21