Il COVID-19 e il vuoto della morte. Lettera di un parroco

 

 

Renovatio 21 pubblica la lettera di un parroco reggiano, don Paolo Tondelli, apparsa sull’edizione cartacea della Gazzetta di Reggio in data 26 marzo 2020.

 

Lo sfogo di questo sacerdote parla di esperienza vissuta concretamente, e per questo risulta interessante e in un certo senso anche confortante notare che qualcuno, all’interno della Chiesa, si ponga almeno delle domande rendendo le proprie perplessità pubbliche, così dando forti spunti di riflessione.

 

Dal canto nostro ci preme sottolineare che il moderno disinteresse per le esigenze umane è proprio caratterizzato dalla mancanza di una visione veramente cristiana della vita e della morte.

 

Ritornare al nocciolo della questione cristiana e della Fede cristiana, è l’unico modo per tornare ad occuparci seriamente dei bisogni dell’uomo, oggi ridotti ad un terrificante oblio.

 

 

Sono parroco in un comune della Bassa reggiana, Castelnovo Sotto, come capita in tutt’Italia le liturgie e i riti pubblici sono stati sospesi, con dolore, ma comprendendo la situazione lo abbiamo fatto cercando di non abbandonare la cura della della nostra relazione con Dio che per i credenti è una necessità non prorogabile, a livello delle altre esigenze vitali che vanno tutelate.

 

È arrivata anche l’ordinanza della Regione di chiusura al pubblico dei cimiteri, così che un morto non può essere accompagnato dai suoi parenti stretti né in chiesa, né al cimitero

In questi giorni è arrivata anche l’ordinanza della Regione di chiusura al pubblico dei cimiteri, così che un morto non può essere accompagnato dai suoi parenti stretti né in chiesa, né al cimitero. Come prete mi capita però ugualmente di essere chiamato a stare vicino e accompagnare chi sta attraversando questo momento difficile della propria vita.

 

Così mi trovo davanti al cimitero, con tre figli di una madre vedova morta da sola all’ospedale perché la situazione attuale non permette l’assistenza dei malati. Loro non possono entrare al cimitero, i provvedimenti presi non lo permettono. Così piangono: non hanno potuto salutare la madre quando ha smesso di vivere, non possono salutarla neanche ora mentre viene sepolta. Ci fermiamo al cancello del cimitero, per strada, dentro di me sono amareggiato e arrabbiato, mi viene un pensiero forte: neanche un cane viene portato così alla sepoltura.

I tre figli piangono: non hanno potuto salutare la madre quando ha smesso di vivere, non possono salutarla neanche ora mentre viene sepolta

 

Credo si sia un attimo esagerato nell’applicare le norme in questo modo, stiamo assistendo a una disumanizzazione di momenti imprescindibili della vita di ogni persona, come cristiano, come cittadino non posso tacere, eppure sono costretto ad assistere al cancello del cimitero che lentamente si chiude lasciando fuori questi tre figli che si attaccano alle sbarre piangendo fino all’ultimo sguardo che possono dare alla madre che, insieme a sconosciuti, si avvia alla sepoltura.

 

Non potrei, ma insisto per poter entrare, questa madre non andrà da sola fino al suo sepolcro: ancora prima che una questione cristiana si tratta di una esigenza umana. Mi chiedo: veramente far entrare i tre figli in un cimitero vuoto rappresenta un assembramento pericoloso per la salute pubblica?

Stiamo assistendo a una disumanizzazione di momenti imprescindibili della vita di ogni persona

 

Sento i miei superiori, ma non c’è risposta. Sento il sindaco, ma occorre attenersi all’ordinanza anche se si ritiene che non abbia un gran senso ed effetto sulla situazione. Mi chiedo se in alcuni casi la nostra coscienza ci imponga di agire più liberamente rispetto a quanto normativamente ci viene chiesto, di fronte a una assurdità concreta.

 

Chiese e cimiteri chiusi per i morti e i loro parenti, rimane solo la strada. Oggi questa famiglia, domani un’altra e io già soffro. Mi dico: stiamo cercando di difendere la vita, ma stiamo rischiando di non salvaguardare il mistero che ad essa è legato.

 

 

Don Paolo Tondelli