Il Congresso USA conclude che la Cina avrebbe potuto facilmente prevenire la pandemia

 

 

 

Un nuovo rapporto dei membri del Partito Repubblica USA nella Commissione per gli Affari Esteri della Congresso ha concluso che la Cina ha coperto la pandemia di coronavirus e non è riuscita a seguire le linee guida sanitarie internazionali che avrebbero probabilmente prevenuto la pandemia globale. Lo riferisce Summit News.

 

Il rapporto , pubblicato lunedì, conclude che «è molto probabile che la pandemia in corso avrebbe potuto essere prevenuta» se la Cina fosse stata trasparente dopo l’inizio dell’epidemia a Wuhan.

 

Non c’è dubbio, scrive la Commissione, che il Partito Comunista Cinese (PCC) «si sia attivamente impegnato in un insabbiamento progettato per offuscare dati, nascondere informazioni rilevanti sulla salute pubblica e sopprimere medici e giornalisti che hanno tentato di mettere in guardia il mondo».

Non c’è dubbio che il Partito Comunista Cinese «si sia attivamente impegnato in un insabbiamento progettato per offuscare dati, nascondere informazioni rilevanti sulla salute pubblica e sopprimere medici e giornalisti che hanno tentato di mettere in guardia il mondo».

 

 

«La ricerca mostra che il PCC avrebbe potuto ridurre il numero di casi in Cina fino al 95% se avesse adempiuto ai propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e avesse risposto all’epidemia in modo coerente con le migliori pratiche»

 

La cifra del 95% deriva dalla  ricerca dell’Università di Southampton nel Regno Unito, che ha scoperto «che se gli interventi avessero potuto essere condotti una settimana, due settimane o tre settimane prima, i casi avrebbero potuto essere ridotti del 66% , 86% e 95% rispettivamente, limitando in modo significativo la diffusione geografica della malattia».

 

Il nuovo rapporto del Congresso evidenzia anche che «già a metà dicembre [2019], e non oltre il 27 dicembre, il PCC aveva informazioni sufficienti per valutare che era legalmente obbligato a informare l’OMS che l’epidemia di Wuhan stava accadendo» e quindi che essa potesse costituire un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale».

 

Il rapporto conclude inoltre che anche l‘Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è stata complice dato che ha «ripetuto» la propaganda cinese.

 

«La ricerca mostra che il PCC avrebbe potuto ridurre il numero di casi in Cina fino al 95% se avesse adempiuto ai propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e avesse risposto all’epidemia in modo coerente con le migliori pratiche»

«L’OMS è stata complice della diffusione e della normalizzazione della propaganda e della disinformazione del PCC – afferma il rapporto – ripetendo come affermazioni di verità informazioni fuorvianti, se non bugie, l’OMS ha avuto un impatto negativo sulla risposta globale».

 

«Fin dalle prime fasi dell’epidemia, l’OMS, sotto la guida del Direttore Generale Tedros [Adhanom Ghebreyesus], ha ripetuto e sostenuto come verità inviolabile le dichiarazioni del PCC – osserva il rapporto – Un esame delle loro dichiarazioni pubbliche, compresi gli elogi accumulati sulla gestione della pandemia da parte del PCC, rivelano un’inquietante volontà di ignorare la scienza e fonti alternative credibili».

 

Non solo l’OMS ha aiutato la Cina a coprire la gravità dell’epidemia, ma ha anche messo a tacere gli esperti medici che hanno cercato di dire ai paesi di imporre i controlli alle frontiere a gennaio, ma sono stati bloccati dal farlo.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’OMS nonostante le pressioni di quasi la totalità dei Paesi membri ha deciso di rinviare l’inchiesta su Wuhan.

 

Quando è diventato chiaro che il virus si stava diffondendo rapidamente, la Cina ha nazionalizzato la produzione di apparecchiature mediche pertinenti, assicurando il controllo sulle forniture globali

Ad aprile, è stato riferito riferito che più fonti indicavano che il coronavirus era trapelato da un laboratorio di Wuhan e che l’Organizzazione Mondiale della Sanità era «complice» nell’aiutare la Cina a coprire la verità dietro l’epidemia.

 

Oggi l’OMS persegue invece la sua strategia di terrore a lungo termine, sostenendo che la pandemia non è finita, e che forse una cura per COVID non verrà trovata mai.

 

L’OMS, ricordiamo, ha anche ammesso di lavorare con i social media per censurare le fake news, cioè analisi e opinioni divergenti da una narrativa ufficiale che nemmeno loro sanno a questo punto tenere in piedi. Abbiamo mezza idea che la pagina Facebook di Renovatio 21 sia finita sotto la scure di questa nuova censura infosanitaria.

 

Infine, il rapporto dei Repubblicani USA conclude anche che quando è diventato chiaro che il virus si stava diffondendo rapidamente, la Cina ha nazionalizzato la produzione di apparecchiature mediche pertinenti, assicurando il controllo sulle forniture globali.

 

«Secondo il Congressional Research Service (CRS), [il] controllo nazionalizzato della catena di approvvigionamento medico includeva la “requisizione della produzione e della logistica medica fino al livello di fabbrica”».

 

«È molto probabile che la nazionalizzazione cinese della capacità produttiva di società straniere, comprese 3M e General Motors, abbia avuto un impatto diretto sulla capacità degli Stati Uniti e di altri paesi di procurarsi [dispositivi di protezione individuale] sul mercato globale».