Fondamentalismo vaccinale: metafore di guerra nelle reazioni al COVID-19, nella politica vaccinale e nella sanità pubblica – Parte 1

 

 

 

Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

 

La metafora della guerra fa parte della sanità pubblica da molto tempo. In risposta alla pandemia di COVID-19, le agenzie sanitarie mondiali si sono mobilitate e hanno bloccato interi settori della società allo scopo di arrestare la diffusione del COVID-19.

 

Quello che doveva essere un breve blocco delle attività si è trascinato per mesi; l’economia americana ha annaspato ed è affondata e i governatori degli stati americani hanno esteso i loro poteri, limitati al breve stato di emergenza, per prolungare le chiusure

In America hanno bloccato interi stati, sospeso scuole pubbliche e servizi pubblici governativi, chiuso aziende, mentre dipingevano oscuri scenari di morte, trasmettevano immagini di malati e moribondi attaccati a un respiratore e le discussioni sul «sovraffollamento» degli ospedali erano onnipresenti sui principali media. I giornali e i media hanno seguito la tendenza, diffondendo contenuti sui pericoli del COVID-19 e sulla necessità di prolungare le chiusure. Ogni opinione diversa è stata censurata dai social media.

 

Apparentemente, la reazione della sanità pubblica si è intensificata mentre emergevano nuovi dati che contraddicevano la gravità delle previsioni sul COVID-19. Quello che doveva essere un breve blocco delle attività si è trascinato per mesi; l’economia americana ha annaspato ed è affondata e i governatori degli stati americani hanno esteso i loro poteri, limitati al breve stato di emergenza, per prolungare le chiusure.

 

Gli stessi ufficiali sanitari diffondono la mentalità bellica ripetendo: «Siamo in guerra contro un nemico invisibile che deve essere eliminato». La mentalità di guerra enfatizza la necessità del sacrificio personale per arrestare la diffusione del COVID-19. E le armi di questa battaglia vengono esaltate. Le autorità sanitarie glorificano la loro arma principale: il vaccino.

 

Come in ogni guerra, esistono danni collaterali.

 

In questo caso, si tratta delle fondamenta dell’etica medica, il consenso informato, i diritti umani, le libertà civili, persino la scienza in sé.

 

La mentalità di guerra enfatizza la necessità del sacrificio personale per arrestare la diffusione del COVID-19. E le armi di questa battaglia vengono esaltate. Le autorità sanitarie glorificano la loro arma principale: il vaccino

Come è possibile fare vera scienza quando un unico obiettivo, «creare un vaccino alla velocità della luce», viene innalzato al di sopra di ogni legittimo scetticismo scientifico e discussione pubblica?

 

L’ultimo danno collaterale, ovviamente, è rappresentato da quelle persone danneggiate da decisioni fondate su una scienza errata. Un’ulteriore analisi della reazione della sanità pubblica al COVID-19 mostra un problema più serio: la metafora della guerra e il fondamentalismo vaccinale fanno parte della mentalità della sanità pubblica da molto tempo.

 

 

Fondamentalismo vaccinale – Nient’altro è importante?

La metafora bellica conduce a uno stile di pensiero riduzionista che sfocia in due risultati esclusivi. O 1) vinciamo, sradicando la malattia in questione, o 2) la pandemia continua e minaccia l’umanità intera. La coesistenza pacifica è considerata un atto di arresa. 

Il fondamentalismo vaccinale è la credenza che le vaccinazioni siano l’intervento più importante per la salute pubblica, al di sopra di ogni critica, e che lo scopo ultimo delle agenzie sanitarie sia aumentare il numero di vaccini

 

I cittadini hanno due finte scelte: o partecipano allo sforzo bellico o si alleano con il nemico. L’umiliazione psicologica viene usata per forzare gli oppositori a partecipare. Dopotutto, chi vuole essere «dalla parte della malattia»? Gli sforzi per distruggere la minaccia hanno la priorità. L’arma dei vaccini è cruciale e gode di una condizione di sacralità negli ambienti della sanità pubblica.

 

Il fondamentalismo vaccinale è la credenza che le vaccinazioni siano l’intervento più importante per la salute pubblica, al di sopra di ogni critica, e che lo scopo ultimo delle agenzie sanitarie sia aumentare il numero di vaccini. 

 

Un ufficiale della sanità pubblica dovrebbe difendere la pratica della vaccinazione ripetendo il dogma standard del fondamentalismo vaccinale: i vaccini hanno salvato milioni di vite, rappresentano un intervento di salute pubblica economico, e innumerevoli ricerche scientifiche hanno mostrato più e più volte che i vaccini sono sicuri ed efficaci. Per la loro importanza, i vaccini sono al di sopra di ogni biasimo e non è permesso metterli in discussione o criticarli.  Mentre la pratica della vaccinazione ha il suo spazio nel repertorio della salute pubblica, le ripercussioni di tale pensiero fondamentalista non possono essere ignorate e devono essere completamente comprese.

 

L’umiliazione psicologica viene usata per forzare gli oppositori a partecipare. Dopotutto, chi vuole essere «dalla parte della malattia»? Gli sforzi per distruggere la minaccia hanno la priorità. L’arma dei vaccini è cruciale e gode di una condizione di sacralità negli ambienti della sanità pubblica

La conseguenza principale del fondamentalismo vaccinale è che le politiche di sanità pubblica pongono eccessiva enfasi su un’unica metrica riduzionista: aumentare il numero di vaccini. E, di conseguenza, la corsa cieca verso questo scopo può portare altri risultati rovinosi che sono stati quasi interamente ignorati.

 

Charles Eisenstein nel suo libro Climate: A New Story, spiega che «Questo modello di pensiero è denominato fondamentalismo e le sue dinamiche sono molto simili a due istituzioni determinanti della nostra società: la guerra e il denaro. Il fondamentalismo riduce il complesso al semplice e richiede il sacrificio immediato, umano o personale in nome di un obiettivo globale più importante di tutto e tutti».

 

 

Tutte le strategie utilizzate dalle istituzioni di sanità pubblica per aumentare i vaccini si fondano su un assunto chiave: che il rifiuto dei vaccini si basa sull’ignoranza di chi li rifiuta della conoscenza scientifica e sull’accettazione della disinformazione offerta dagli oppositori ai vaccini

L’atteggiamento bellico nello sforzo di aumentare i vaccini

Mentre il fondamentalismo vaccinale è combinato alla metafora bellica, la sanità pubblica ripete il mantra di aumentare i vaccini per sconfiggere la malattia ad ogni costo. Il comportamento degli istituti di sanità pubblica per raggiungere questo scopo può condurre a conseguenze perverse che sono in apparenza l’opposto dell’obiettivo di tale politica.

 

Le istituzioni sanitarie hanno lamentato l’aumento di un sentimento anti-vaccinale. Per tutta risposta, hanno sviluppato strategie elaborate per gestire le esitazioni verso i vaccini. Tuttavia, hanno perso di vista il punto cruciale: che la sfiducia verso le istituzioni di sanità pubblica deriva dai loro obiettivi di aumentare i vaccini a qualunque costo. 

 

Tutte le strategie utilizzate dalle istituzioni di sanità pubblica per aumentare i vaccini si fondano su un assunto chiave: che il rifiuto dei vaccini si basa sull’ignoranza di chi li rifiuta della conoscenza scientifica e sull’accettazione della disinformazione offerta dagli oppositori ai vaccini.

 

C’è una divisione delle persone in due gruppi separati: chi si adegua e chi no. Questi ultimi vengono etichettati come scettici o negazionisti. La sanità pubblica implicitamente considera questi gruppi come una forma di deviazione che deve essere corretta tramite i buoni sforzi della sanità pubblica

L’atteggiamento bellico qui è evidente. C’è una divisione delle persone in due gruppi separati: chi si adegua e chi no. Questi ultimi vengono etichettati come scettici o negazionisti. La sanità pubblica implicitamente considera questi gruppi come una forma di deviazione che deve essere corretta tramite i buoni sforzi della sanità pubblica

 

Le autorità sanitarie inseriscono anche un’importante assunto: chi mette in discussione i vaccini non ha motivazioni valide. Le metafore belliche della sanità pubblica permettono un cinico rigetto di ogni preoccupazione e lamentela riguardo ai vaccini che avviene all’interno del sistema medico. Sminuire le preoccupazioni e le lamentele porta naturalmente a una maggior sfiducia del popolo verso le istituzioni sanitarie.

 

Ci sono molti problemi con la mentalità bellica che gli ufficiali sanitari ignorano. Charles Eisenstein sintetizza:

 

«La mentalità bellica rappresenta una sfortunata confluenza di ignoranza, paura, pregiudizio e profitto… L’ignoranza esiste di per sé e viene perpetrata dalla propaganda governativa. La paura è quella delle persone comuni spaventate dalla disinformazione, ma anche quella dei leader che dovrebbero sapere di più ma sono intimiditi dal costo politico di esporsi riguardo una questione morale ed estremamente delicata».

 

 

Le autorità sanitarie inseriscono anche un’importante assunto: chi mette in discussione i vaccini non ha motivazioni valide

Il fondamentalismo vaccinale erode la fiducia nella sanità pubblica

La mentalità bellica disumanizza il nemico e lo considera indegno di una battaglia ad armi pari. Similmente, gli ufficiali sanitari rifiutano di avviare un dialogo bidirezionale riguardo i problemi dei vaccini per paura di legittimare le preoccupazioni. Ad ogni modo, queste strategie si ritorcono contro di loro poiché queste preoccupazioni aumentano tra il pubblico.

 

Gli ufficiali sanitari non comprendono che il rifiuto di impegnarsi in un dialogo produttivo con chi ha queste preoccupazioni è una forma di violenza epistemica

 

 La filosofa Kristie Dotson definisce la violenza epistemica come il «rifiuto, intenzionale o involontario, di un ascoltatore di ricambiare comunicativamente uno scambio linguistico a causa di una ignoranza perniciosa. L’ignoranza perniciosa dovrebbe essere intesa come riferita a ogni ignoranza che, in un dato contesto, danneggia un’altra persona (o insieme di persone)».

Violenza epistemica: il «rifiuto, intenzionale o involontario, di un ascoltatore di ricambiare comunicativamente uno scambio linguistico a causa di una ignoranza perniciosa. L’ignoranza perniciosa dovrebbe essere intesa come riferita a ogni ignoranza che, in un dato contesto, danneggia un’altra persona (o insieme di persone)»

 

L’ignoranza perniciosa da parte delle autorità sanitarie si basa sul rifiuto di analizzare pienamente ogni critica contro il programma vaccinale. Invece, queste critiche vengono immediatamente bollate come disinformazione sui vaccini per ridurre la loro legittimità agli occhi del pubblico. Le autorità sanitarie rispondono celebrando le virtù dei vaccini. E le voci contrarie vengono messe a tacere con argomentazioni create appositamente: le virtù dei vaccini sono utilizzate come risposta per legittimare le preoccupazioni senza affrontarle direttamente.

 

Come risultato, si insinua una forma di pregiudizio confermatorio; la presunta ragione dei vaccini viene da un’analisi unidirezionale dal passato che non è mai stata rivista.

 

La strategia si ritorce contro di loro perché le persone che portano tali lamentele si sentono ignorate.

 

Le agenzie sanitarie, in collaborazione con le compagnie tecnologiche dei social media, hanno iniziato campagne di censura sulla disinformazione vaccinale, le agenzie di pubbliche relazioni hanno spinto per aumentare la visibilità negativa dei «no-vax» e istituzioni dapprima imparziali hanno iniziato a chiedere politiche sempre più draconiane sui vaccini.

In risposta alla sordità delle istituzioni sanitarie, queste persone devono gridare più forte. Si uniscono, formano coalizioni, danno inizio a campagne e sostengono i cambiamenti con i legislatori.

 

Come risultato, sono nate organizzazioni ben strutturate (Children’s Health Defense e ICAN) il cui scopo primario è sostenere le persone le cui preoccupazioni non vengono ascoltate e spingere il governo verso la riforma della sanità pubblica.

 

La metafora bellica, allora, incoraggia gli ufficiali sanitari a raddoppiare la forza delle loro attività per soffocare le infiltrazioni dei critici sui vaccini. Le agenzie sanitarie, in collaborazione con le compagnie tecnologiche dei social media, hanno iniziato campagne di censura sulla disinformazione vaccinale, le agenzie di pubbliche relazioni hanno spinto per aumentare la visibilità negativa dei «no-vax» e istituzioni dapprima imparziali hanno iniziato a chiedere politiche sempre più draconiane sui vaccini. 

 

Il paternalismo nella sanità pubblica è da sempre criticato, ma la metafora bellica lo enfatizza ancora di più. Le agenzie sanitarie hanno assunto una posizione ultra-paternalistica. Si sono poste come necessarie figure di polizia che difendono la società dalla minaccia delle pandemie, in grado di scavalcare le preoccupazioni dei cittadini, censurare la libertà di parola e utilizzare la violenza per raggiungere i loro scopi. 

 

La sanità pubblica diffonde un messaggio che è essenzialmente elitista in natura, chiedendo alle persone di avere fede negli esperti della sanità pubblica senza discutere. La sanità pubblica considera sé stessa come la principale autorità epistemica della società sulle questioni di salute pubblica e ogni critica alla sua autorità è considerata un’offesa. 

 

Le agenzie sanitarie hanno assunto una posizione ultra-paternalistica. Si sono poste come necessarie figure di polizia che difendono la società dalla minaccia delle pandemie, in grado di scavalcare le preoccupazioni dei cittadini, censurare la libertà di parola e utilizzare la violenza per raggiungere i loro scopi

La gente è consapevole di questi problemi e la sfiducia verso la sanità pubblica è cresciuta negli ultimi decenni. Il fondamentalismo vaccinale è pericoloso perché le stesse strategie usate dagli ufficiali sanitari per aumentare i vaccini, ironicamente, gettano le fondamenta per minare il buono su cui l’intero sistema sanitario pubblico si basa.

 

 

Il fondamentalismo vaccinale è una minaccia all’etica medica

Secondo il Codice Etico dell’American Medical Association, un precetto chiave dell’etica medica è che «un medico deve, nel curare un paziente, considerare la responsabilità verso il paziente come una priorità». Come può funzionare la responsabilità prioritaria verso il paziente quando è in contrasto con gli obiettivi statali di salute pubblica? Idealmente qui è contenuto l’assunto secondo cui quello che è buono per lo stato è buono per il paziente, ma non è sempre il caso. 

 

Il fondamentalismo vaccinale ha la perversa conseguenza in cui ai dottori viene inculcato di ignorare deliberatamente o sminuire le preoccupazioni dei pazienti secondo il mantra della salute pubblica di aumentare il numero di vaccini. 

Il fondamentalismo vaccinale ha la perversa conseguenza in cui ai dottori viene inculcato di ignorare deliberatamente o sminuire le preoccupazioni dei pazienti secondo il mantra della salute pubblica di aumentare il numero di vaccini

 

Mentre le agenzie sanitarie raccolgono e classificano le preoccupazioni dei genitori, queste attività vengono svolte per gestire le esitazioni sui vaccini; a causa del fondamentalismo vaccinale si crede che la migliore decisione per l’individuo sia fare il vaccino, a prescindere dalle circostanze personali. 

 

Invece di utilizzare i dati per facilitare un dialogo aperto, usano questa conoscenza per creare strategie contro le esitazioni sui vaccini. Ad esempio, il CDC ha creato del materiale formativo che insegna agli operatori sanitari ad ottenere una maggiore conversione degli individui da esitanti a vaccinati.

 

L’etica medica riconosce l’importanza del consenso informato nel preservare sia la dignità del paziente sia la fiducia nel sistema medico.

 

L’uso delle tecniche di modifica comportamentale attuate dagli operatori sanitari per aumentare il numero di vaccini è discutibile e ingannevole. Anche i medici non sono immuni dalle pressioni del fondamentalismo vaccinale poiché il peso della guerra ricade su di loro per assicurare che i loro pazienti ubbidiscano alle raccomandazioni vaccinali della sanità pubblica.

L’uso delle tecniche di modifica comportamentale attuate dagli operatori sanitari per aumentare il numero di vaccini è discutibile e ingannevole

 

Secondo una ricerca condotta dal Dr. Paul Offit, fornire informazioni sui vaccini per ottenere l’obbedienza è uno spreco di tempo. Si è scoperto che il 53% dei medici spende tra i 10 e i 19 minuti a discutere di vaccini con genitori preoccupati, e l’8% dei medici trascorre 20 minuti o più con questi genitori. Riporta anche che i pediatri si dichiarano meno soddisfatti del lavoro a causa del tempo trascorso con i genitori che hanno grandi preoccupazioni riguardo i vaccini.

 

Non può esserci un vero consenso informato se il paziente non è libero di rifiutare le cure né può esserci se le conseguenze del rifiuto includono potenziali ripercussioni o la cessazione della relazione medico-paziente. Certamente le linee guida dell’etica medica possono fare di meglio. 

Non può esserci un vero consenso informato se il paziente non è libero di rifiutare le cure

 

Secondo l’esperto di bioetica Nir Eyal, «La coercizione, l’inganno, la manipolazione e altre violazioni del consenso informato minano seriamente la fiducia».

 

Il valore del consenso informato non si mostra in nessun modello epidemiologico ma possiede un grande valore intangibile per tutte le persone coinvolte. Il fondamentalismo vaccinale è tanto importante da giustificare la distruzione della fiducia nel sistema medico? 

 

Il fondamentalismo vaccinale è tanto importante da giustificare la distruzione della fiducia nel sistema medico? 

 

Nate Doromal

Guest Contributor Children’s Health Defense

 

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

© 13 agosto 2020, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.