Coronavirus, la guarigione non rende immuni

 

 

Ancora pochissimo si conosce delle dinamiche epidemiche del COVID-19, il cosiddetto Coronavirus che ha sconvolto il mondo. Per quanto questa inquietante ignoranza di fondo non sia discussa dai media, alcuni casi paiono dimostrarlo in modo incontrovertibile.

 

La malattia pare essere recidiva. L’Italia pochi giorni fa ha avuto il suo caso, con il paziente 1 del Piemonte tornato positivo. La notizia è stata di per sé sconfortante: «nonostante il lungo ricovero in ospedale, le cure ricevute, l’esito positivo degli ultimi tamponi ai quali era stato sottoposto in isolamento» ha scritto La Stampa.

 

Le autorità sanitarie di tutto il mondo avvisano che chi ha contratto il nuovo Coronavirus ed è guarito potrebbe ammalarsi nuovamente poiché il corpo non diventa immune dopo l’infezione. I pareri degli esperti e le prove in questo senso sono state raccolte in un recente articolo della testata statunitense Business Insider.

Le autorità sanitarie di tutto il mondo avvisano che chi ha contratto il nuovo Coronavirus ed è guarito potrebbe ammalarsi nuovamente poiché il corpo non diventa immune dopo l’infezione

 

Le autorità giapponesi hanno riportato il primo caso confermato di recidiva. Si tratta di una guida turistica di Osaka, risultata positiva al Coronavirus a fine gennaio, dimessa dall’ospedale dopo aver mostrato segni di guarigione. Recatasi nuovamente in ospedale con mal di gola e dolore al petto è stata ritrovata positiva al Coronavirus.

 

La stessa Cina, che dovrebbe essere il grande serbatoio di conoscenza sul COVID-19 (invece, dai suoi dati bisogna guardarsi bene) ammette la questione. Zhan Qingyuan, direttore del dipartimento di prevenzione e cura dei disturbi polmonari del China-Japan Friendship Hospital, ha confermato che la ricaduta è possibile.

 

«Per i pazienti che sono stati curati esiste la possibilità di una ricaduta. Gli anticorpi vengono generati ma, in alcuni individui, non sopravvivono a lungo.»

«Per i pazienti che sono stati curati esiste la possibilità di una ricaduta», ha affermato Zhan in una riunione tenutasi il 31 gennaio. «Gli anticorpi vengono generati ma, in alcuni individui, non sopravvivono a lungo» Secondo Zhan, i medici non credono che gli anticorpi sviluppati dai pazienti siano abbastanza forti e longevi per prevenire un nuovo contagio.

 

«Una volta contratta l’infezione, essa potrebbe rimanere latente e con sintomi minimi, per poi assistere a un aggravamento quando arriva a livello dei polmoni», ha spiegato a Reuters Philip Tierno, professore della NYU School of Medicine

 

Casi di recidiva sono stati registrati anche fuori dalla Cina. A fine febbraio, quando ancora in Italia si lanciavano apericene contro la paura e #milanononsiferma, la Corea ha avuto la sua prima recidiva. Si trattava una donna di 73 anni, dimessa dall’ospedale il 22 febbraio a guarigione confermata e poi risultata positiva per la seconda volta una settimana dopo.