Coronavirus: bambini infettati in utero, dice uno studio. Sennò come lo facciamo il vaccino alle donne incinte?

 

 

«Martedì i ricercatori hanno riportato forti prove che il coronavirus può essere trasmesso da una donna incinta a un feto» scrive il New York Times, quasi nascondendo l’allegria..

 

Un bambino nato in un ospedale di Parigi a marzo da una madre con Covid-19 è risultato positivo al virus e ha sviluppato sintomi di infiammazione nel cervello. Il bambino, che ha ormai più di 3 mesi, è guarito senza cure. La madre, che aveva bisogno di ossigeno durante il parto, è sana.

 

«Dall’inizio della pandemia, ci sono stati casi isolati di neonati che sono risultati positivi al coronavirus, ma non ci sono state prove sufficienti per escludere la possibilità che i bambini siano stati infettati dalla madre dopo la nascita, hanno detto gli esperti».

 

«Martedì i ricercatori hanno riportato forti prove che il coronavirus può essere trasmesso da una donna incinta a un feto»

Un caso recentemente pubblicato in Texas , di un neonato che è risultato positivo per COVID-19 e presentava lievi sintomi respiratori, ha fornito prove più convincenti che può verificarsi la trasmissione del virus durante la gravidanza.

 

Il prestigioso giornale americano sente la necessità di sentire un’altra campana. Chiama quindi il dottor Yoel Sadovsky dell’Università di Pittsburgh, che ha l’onestà di mettere le cose in chiaro: i casi di possibile trasmissione del coronavirus in utero sembrano essere estremamente rari. Con altri virus, tra cui Zika e rosolia, l’infezione e la trasmissione della placenta sono molto più comuni, dice Sadovsky. Con il coronavirus, ha detto, «stiamo cercando di capire il contrario: cosa sta alla base della relativa protezione del feto e della placenta?».

 

Discorso sensato, e densissimo, che abbiamo sentito fare gran poco: qual’è il segreto dei bambini? Come mai non si infettano?

 

Potete capire qual’è il fine di questa nuova campagna su madri e feti in pericolo – i feti soprattutto, al New York Times e allo Stato moderno interessano moltissimo

Potete capire qual’è il fine di questa nuova campagna su madri e feti in pericolo – i feti soprattutto, al New York Times e allo Stato moderno interessano moltissimo, come no.

 

Il fine è sempre lo stesso, quello per cui solo qualche mese fa da noi si fece un’immane campagna, capeggiata dai soliti noti, per inculcare alla popolazione una volta per tutte che la donna gravida va siringata, anche per proteggere non solo il feto ma anche il nonno…

 

Se il bambino in utero può prender e il Coronavirus, allora la mamma dovrà prendere il vaccino obbligatoriamente: pena il rischio che può correre quella tenera vita indifesa, la quale può essere tranquillamente abortita anche al nono mese (dicono le nuove leggi americane e neozelandesi), ma va comunque vaccinata.

 

Se il bambino in utero può prender e il Coronavirus, allora la mamma dovrà prendere il vaccino obbligatoriamente: pena il rischio che può correre quella tenera vita indifesa, la quale può essere tranquillamente abortita anche al nono mese (dicono le nuove leggi americane e neozelandesi), ma va comunque vaccinata

Notiamo, en passant, che i vaccini per salvare il feto saranno fatti con probabilità da cellule di feto abortito.  Quanti nel mondo pro-life non hanno mai capito come Renovatio 21 indicasse la correlazione tra i due fenomeni, ora rilegga il periodo precedente, cercando di non mandare in cortocircuito il cervello.

 

Ad ogni modo, è sempre il New York Times a darci uno spunto per capire cosa sta succedendo in realtà – una buona notizia che purtroppo non riesce a dare, e forse nemmeno a comprendere.

 

Il NYT pubblica un articolo intitolato «Durante il lockdown del Coronavirus, alcuni medici si sono chiesti: dove sono finiti i prematuri?». Pare che sia successo davvero: «gli ospedali di diversi paesi hanno visto un calo delle nascite premature, che potrebbe essere un punto di partenza per ricerche future» scrive l’articolo tutto pieno di stupore.

 

Cerchiamo di svelare noi il mistero a medici e giornalisti: le donne incinte sono rimaste a casa e hanno smesso di ricevere vaccinazioni DTaP (difterite, tetano, pertosse) e vaccinazioni influenzali alla fine della gravidanza – ciò ha comportato un parto prematuro ridotto.

 

«Gli ospedali di diversi paesi hanno visto un calo delle nascite premature». Forse perché le donne incinte sono rimaste a casa e hanno smesso di ricevere vaccinazioni DTaP ?e vaccinazioni influenzali alla fine della gravidanza?

Cari dottori, cari giornalisti, sapete cos’altro è crollato «magicamente» durante il lockdown? La percentuale della SIDS, cioè della morte in culla. Come mai? Rispondiamo con il titolo di un articolo dello stesso magnifico giornale progressista: «Le vaccinazioni infantili precipitano del 63 percento».

 

Il pezzo è del 20 maggio 2020, ma nelle settimane precedenti, durante il blocco più o meno totale, avevamo sentito da varie parti la litania del lockdown nemico della vaccinazione, con il rischio di vedere riapparire Polio e Morbillo a causa del fatto che i bambini stanno in casa e non possono andare dal dottore siringatore.

 

Davvero, non ci vuole un genio per capire quanto bene stanno i bambini senza i vaccini – perfino statisticamente.

Non ci vuole un genio per capire quanto bene stanno i bambini senza i vaccini – perfino statisticamente

 

E nemmeno per vedere quando lurida è la propaganda di morte che ci stanno propinando anche ora a piene mani.