Le contraddizioni del Coronavirus. Intervista con il dottor Paolo Gulisano

 

 

 

Renovatio 21 intervista il dottor Paolo Gulisano, medico ed epidemiologo. Il dottor Gulisano è specializzato in Igiene e Medicina Preventiva. Cultore e docente di Storia della Medicina, all’attività di medico affianca da anni un impegno culturale di saggista e scrittore. Ha dedicato libri alla divulgazione della storia della medicina così come alla letteratura britannica e gaelica e alla religione. Renovatio 21 ha idee differenti sull’origine del virus e sul bioterrorismo, ma crediamo che la parola di un esperto vada sempre ascoltata.

 

 

Dott. Gulisano, sulla genesi del Coronavirus ci sono diverse ipotesi. Qualcuno, come ad esempio il noto giornalista Paolo Liguori, sostiene che il virus provenga da un laboratorio militare di Wuhan. Pensa che questa tesi possa esser veritiera? Potrebbe trattarsi di un esperimento legato a quelle che alcuni definiscono le nuove armi batteriologiche? 

Quando si parla di nuovi virus, spesso nascono ipotesi di prodotti di laboratorio, magari militari – come in questo caso – e  di conseguenza il pensiero va a scenari di guerra batteriologica. Se ne legge anche in questi giorni. Innanzitutto va detto che il cosiddetto «bioterrorismo» è una bufala che gira fin dal 2001, dall’attacco alle Torri Gemelle di New York. Da quel momento in poi i media cominciarono a parlare di minacce biologiche, e a diffondere paura.  Ricordate l’antrace? Si parlava anche di vaiolo o altri virus. Naturalmente non si è avuto nessun episodio di attacco con mezzi biologici, ma in compenso il business dei mezzi di protezione ai tempi fiorì, così come proliferarono corsi di formazione per medici e infermieri e così via. Quindi comincerei ad escludere questa ipotesi, anche perché un coronavirus che ha una mortalità del 2% anche in una ipotesi fantascientifica non è certo una buona arma biologica. La presenza poi di laboratori militari non è poi così anomala in Cina, dove l’elite medica è proprio rappresentata dalla casta militare.  Resta l’ipotesi più plausibile che in questi laboratori si stesse lavorando su materiale virale, magari per la realizzazione di vaccini o di farmaci. In tal caso ci potrebbe essere stata una contaminazione involontaria di un operatore, da cui si sarebbe sviluppato il focolaio epidemico, ma naturalmente non abbiamo che ipotesi in tal senso. 

 

La presenza di laboratori militari non è poi così anomala in Cina, dove l’élite medica è proprio rappresentata dalla casta militare

Parliamo di numeri. La popolazione cinese è regolarmente censita secondo Lei?

Chi può dirlo? La Cina rimane una realtà abbastanza misteriosa. Con buona pace delle grandi imprese che vi fanno a fare lucrosi affari e delle autorità vaticane che hanno avuto l’ardire di definirla «un Paese in cui si realizza la Dottrina Sociale della Chiesa», la Cina è un regime totalitario dove l’informazione è strettamente controllata. Quello che noi sappiamo è quello che ci dicono.  Anche i dati che ci trasmettono sono quelli che il Governo cinese autorizza. 

 

 E, allora, i numeri che ci arrivano qui riguardo a morti, contagiati e persone in quarantena, pensa siano reali oppure no? 

Il regime cinese ha una lunga tradizione di reticenza sui dati sanitari: un significativo precedente è quello della SARS, dove i dati reali dell’epidemia furono a lungo tenuti nascosti e sottostimati. Anche in questo caso dunque potrebbe essere lecito avanzare dei dubbi. Non nella misura, tuttavia, ipotizzata da qualcuno, come il noto virologo Burioni, che ha parlato di diversi zeri da aggiungere alle cifre ufficiali cinesi. La realtà ci dice invece di una epidemia che è stata circoscritta al focolaio iniziale della Provincia di Hubei, un risultato ottenuto con mezzi coercitivi tipici di Stati di Polizia dispotici come il coprifuoco e altre limitazioni delle libertà personali. Misure abituali peraltro in una realtà come la Cina dove i diritti umani, come si può evincere dai rapporti annuali di una organizzazione come Amnesty International,  sono ampiamente calpestati.    

 

Il regime cinese ha una lunga tradizione di reticenza sui dati sanitari: un significativo precedente è quello della SARS, dove i dati reali dell’epidemia furono a lungo tenuti nascosti e sottostimati

Possiamo parlare di pandemia?

No. Quantomeno non ancora. Siamo di fronte ad una epidemia che ha colpito- come dicevamo- prevalentemente una Provincia (pur grande territorialmente e per numero di abitanti) di un enorme Stato. La pandemia è definita come un’epidemia generalizzata, che colpisce più Paesi, più continenti. Fuori dalla Cina abbiamo avuto solo casi sporadici, da persone provenienti dalla Cina stessa o da contatti con infetti. L’unica Pandemia circolante è quella da panico indotto dai Media.  

 

Il nostro governo – in particolare il nostro premier – inizialmente ha parlato di «situazione sotto controllo», poi ha dichiarato lo stato di emergenza per sei mesi: non le pare un contro senso?

L’impressione che ha dato Conte è di volere trarre il massimo profitto politico da una situazione allarmante (o meglio allarmata) che è difficilmente interpretabile nei suoi sviluppi. L’accorrere all’Ospedale Spallanzani dove era stato isolato il virus millantando l’eccellenza della Sanità Italiana, affermare che eravamo stati i primi ad ottenere questo isolamento – che non era assolutamente vero – è stata un’operazione di propaganda politica, per dire quanto è bravo questo governo. Poi si sono dovute mettere in atto le misure per impedire l’arrivo giornaliero di persone dalla Cina – che in un’ottica prudenziale devono essere considerate potenzialmente portatrici del virus – e allora sono risultate evidenti le contraddizioni, soprattutto di ordine ideologico rispetto al pensiero politico dei «porti aperti, accoglienza per tutti, inclusione» e così via. Ci si è resi conto che in un mondo globalizzato anche le malattie sono globali, e questo pone problemi e suscita riflessioni.  

 

Ci si è resi conto che in un mondo globalizzato anche le malattie sono globali, e questo pone problemi e suscita riflessioni

È possibile arrestare rientri e partenze da parte della popolazione cinese secondo Lei? E, questa, può essere una soluzione in grado di incidere sulla sicurezza sanitaria?

Le misure atte a creare un cordone sanitario di protezione, come le quarantene, sono atti doverosi suggeriti dalla stessa Organizzazione Mondiale della Salute. È chiaro che se il virus viaggia attraverso i portatori, questi devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria. In assenza di farmaci efficaci, la prevenzione della diffusione dell’infezione resta il modo migliore per controllare l’epidemia. Il problema però è che non ci sono solo voli arerei diretti dalla Cina, e sembra che persone di origine cinese stiano comunque entrando ancora per altre vie o con altri mezzi nel nostro Paese .

 

Siamo di fronte a palesi contraddizioni: da una parte si agita il fantasma della pandemia, dall’altra si continua a enfatizzare la retorica dei “porti aperti” da una parte un Paese in piena emergenza, dall’altra si allontanano dalle scuole i bambini non vaccinati stigmatizzati come piccoli untori che devono restare in quarantena perenne a casa loro

Quali speranze ripone nel Ministro Speranza?

Che non sprechi risorse pubbliche in sedicenti campagne preventive. Nel 2009 il governo italiano del tempo, guidato da Berlusconi, abboccò come molti altri paesi alla bufala della pandemia da Influenza A/ H1N1, che non si verificò mai. Il governo di allora comprò 10 milioni di dosi di inutili vaccini, che poi vennero eliminati al 90% perché inutilizzati.  Fu uno spreco colossale di denaro pubblico che avrebbe potuto essere utilizzato molto meglio. 

 

La solidarietà alla popolazione cinese spazia dalla visita del sindaco di Milano Giuseppe Sala nel quartiere milanese di Chinatown alla garanzia che tutti i bambini cinesi saranno regolarmente fatti entrare negli asili. Tutto bello e giusto, ma come mai la stessa moneta non si usa con i bambini non vaccinati, ovvero soggetti certamente sani?

Anche in questo caso si è trattato di un gesto dimostrativo di propaganda politica, per non venir meno della Sinistra al proprio ruolo di partito dell’accoglienza, dell’inclusione, dell’antirazzismo. Ancora una volta siamo di fronte a palesi contraddizioni: da una parte si agita il fantasma della pandemia, dall’altra si continua a enfatizzare la retorica dei “porti aperti” e si demonizza chi richiede controlli sui flussi migratori; da una parte si cerca di trasmettere un messaggio tranquillizzante sui bambini cinesi appena rientrati  da un Paese in piena emergenza, mentre dall’altra si allontanano dalle scuole dell’infanzia i bambini non vaccinati stigmatizzati come piccoli potenziali untori, e che quindi devono restare in quarantena perenne a casa loro.  

 

Nel 2009 il governo italiano del tempo, guidato da Berlusconi, abboccò come molti altri paesi alla bufala della pandemia da Influenza A/ H1N1, che non si verificò mai. Il governo di allora comprò 10 milioni di dosi di inutili vaccini, che poi vennero eliminati al 90% perché inutilizzati.

A proposito di vaccini: possibile che le uniche aziende a volare in borsa siano quelle che hanno promesso di trovare un vaccino contro il Coronavirus in tempi brevi?

Il nuovo Coronavirus era appena stato identificato che già venivano annunciati vaccini prossimi venturi. D’altra parte, pur essendo questi virus studiati da anni, e avendo avuto l’epidemia di SARS nel 2003, in tutti questi anni non si è arrivati a produrre alcun tipo di vaccino per alcun Coronavirus. Difficile quindi affermare che lo si possa fare oggi, magari nel giro di poche settimane. Perché diffondere l’illusione della immediata realizzazione di un vaccino per un virus individuato da un mese, quando sappiamo bene che per preparare un vaccino servono molti anni di studi e ricerche, occorrono test  clinici in vitro o in vivo su animale e poi su uomo, e gli studi e i risultati poi vanno attentamente valutati? Eppure c’è chi lo fa, e queste intemerate di ricercatori possono portare su di loro l’attenzione dei media, o meglio ancora lucrosi finanziamenti e financo il rialzo dei titoli di borse di società quotate. Infine, non si comprende perché quella della vaccinazione dovrebbe essere l’unica obbligata soluzione alle malattie infettive. E i farmaci antivirali? E le misure igieniche di isolamento, profilassi, e soprattutto di stili di vita sani? Perché trascurarli? 

 

Come si spiega la richiesta dei medici italiani che invitano a vaccinarsi contro l’influenza per non cadere nella psicosi del Coronavirus? Ha senso? 

La ratio di questo suggerimento è di agevolare le diagnosi differenziali: se uno è vaccinato contro l’influenza, la si può escludere (teoricamente) da una ipotesi diagnostica in caso di sintomatologia febbrile e polmonare. Siamo peraltro negli ultimi giorni dell’epidemia influenzale annuale, e le indicazioni erano da parte ministeriale come sempre di vaccinare a novembre e a dicembre. Ci vogliono oltretutto diversi giorni prima che un vaccino faccia effetto, per cui sembra davvero ormai tardi e poco utile vaccinare.

 

Un’altra contraddizione palese: gli extracomunitari che sbarcano vengono vaccinati (almeno in alcune Regioni) contro Difterite Tetano e Poliomielite. Perchè, se sono tutti sani? Inoltre vengono anche testati per la Tubercolosi, e qui sarebbe interessante che le autorità sanitarie dessero qualche notizia sugli esiti di queste analisi

L’ex ministro Lorenzin, invece, ha affermato che «i virus “viaggiano”, specialmente in aereo, in prima classe, non sulle barche della speranza». Come commenta questa frase (indirizzata peraltro a Salvini), da medico infettivologo quale è Lei?

È una affermazione antiscientifica. I microrganismi veicolati dalle persone viaggiano con loro, qualunque sia il mezzo di trasporto e la condizione sociale. Anche qui una contraddizione palese: gli extracomunitari che sbarcano vengono vaccinati (almeno in alcune Regioni) contro Difterite Tetano e Poliomielite. Perchè, se sono tutti sani? Inoltre vengono anche testati per la Tubercolosi, e qui sarebbe interessante che le autorità sanitarie dessero qualche notizia sugli esiti di queste analisi, anche e soprattutto per essere pronti ad affrontare adeguatamente una malattia non virtuale, ma reale, e di ritorno nel nostro Paese, come la Tubercolosi.  

 

Tornando, per concludere, al lato finanziario, pensa che questa pandemia possa in qualche modo distruggere i mercati cinesi e, quindi, incidere a livello globale in un sistema economico e sociale vittima della più agguerrita globalizzazione? 

Sicuramente il Coronavirus ha messo in luce la fragilità del sistema sanitario del regime cinese. Ci sono problemi di affidabilità che potrebbero avere delle conseguenze sulle scelte di molte imprese che hanno investito nel Colosso d’Oriente. Un parametro molto importante. Peccato che non si siano avute – e non si hanno nemmeno ora- altrettante preoccupazioni rispetto alla tutela dei diritti umani sistematicamente calpestati in uno dei più terribili regimi al mondo, un mix micidiale di Comunismo e Turbocapitalismo. Un mix che piace alle aziende occidentali che si recano là in cerca di lucrosi profitti.  

 

 

 

Cristiano Lugli