Comunicato: considerazioni sull’esposto del Patto Trasversale per la Scienza contro il dottor Stefano Montanari

 

 

 

Renovatio 21 desidera fare qualche considerazione alla luce dei recenti fatti che hanno visto il «Patto Trasversale per la Scienza» fare un esposto contro il dottor Stefano Montanari. La gravità dell’accaduto diviene davvero intollerabile se fossero da ritenere veritiere le paure di Claudio Messora che in un recente video sostiene che l’esposto richieda anche il sequestro di Byoblu e di altri canali rei di aver rilanciato l’intervista del  dott. Montanari.

 

Renovatio 21 non ha mai nascosto la preoccupazione per l’infezione COVID-19. Abbiamo ritenuto sin dal primo momento che si trattasse di una minaccia per la salute dell’intero Paese, dove la Sanità pubblica è stata via via sventrata per genuflessione ai diktat europeisti e neoliberisti.

 

Le opinioni, soprattutto in una situazione poco chiara (anche per gli stessi virologi ed epidemiologi), non possono mai e poi mai essere motivo di limitazione della libertà di parola prevista dall’Articolo 21 della Costituzione Italiana

Ci preme però affermare con forza che le opinioni, soprattutto in una situazione poco chiara (anche per gli stessi virologi ed epidemiologi), non possono mai e poi mai essere motivo di limitazione della libertà di parola prevista dall’Articolo 21 della Costituzione Italiana.

 

Le nostre posizioni sulla pandemia in corso non combaciano in alcun modo con quelle del dott. Montanari, che comunque stimiamo e ai quali ci lega profonda amicizia. Non per questo possiamo accettare che si cerchi di tappargli la bocca solo perché ipotizza spiegazioni differenti rispetto a quelle riportate dai giornali mainstream e dai loro «scienziati» mediatici, gli stessi che inizialmente gridavano al falso allarme («il rischio in Italia è zero», diceva il fondatore del PTS Roberto Burioni), con il coro che diceva «sciacallo» a chiunque iniziava ad immaginare un rischio sanitario e sociale di portata catastrofica.

 

Ricorderete l’involtino primavera antirazzista, ricorderete le feste allo Spallanzani con l’ambasciatore cinese per il sequenziamento del Coronavirus e Zingaretti che dice che vi sono 2 casi su migliaia, ricorderete gli inviti agli aperitivi, ricorderete gli spot leccati #milanononsiferma, ricorderete la quarantena rifiutata alle migliaia di cinesi che tornavano a Prato. Ora in quarantena c’è tutto il Paese, e oltre.

La Scienza ha il dovere di interrogarsi e di discutere, di mettere in discussione le sue posizioni, in particolare rispetto ad una situazione in cui nessuno sembra averci capito veramente qualcosa, dove le previsioni sul picco dei contagi cambiano di continuo e vengono sparate ogni giorno come numeri sulla ruota del Lotto

 

La Scienza ha il dovere di interrogarsi e di discutere, di mettere in discussione le sue posizioni, in particolare rispetto ad una situazione in cui nessuno sembra averci capito veramente qualcosa, dove le previsioni sul picco dei contagi cambiano di continuo e vengono sparate ogni giorno come numeri sulla ruota del Lotto. Qualcuno ha capito una volta per tutte come si propaga il virus? Qualcuno ha capito il numero dei recidivi? Qualcuno ha capito perché attacca alcune categorie (anziani? Immunodepressi? Tabagisti?) invece di altre?

 

Ci risulta infatti che la percentuale degli asintomatici contagiosi sia stata ricavata per la prima volta a Vo’ Euganeo. Un dato fondamentale, mai ricavato prima, che cambia completamente le politiche di contenimento. Il dato non ci è stato passato dalla Cina – i cui numeri evidentemente falsi, chissà perché, non sono mai stati messi in discussione dai grandi scienziati che vanno sui giornali – ma è stato ottenuto dallo studio sul campo.

 

Pochi mesi fa  i nostri virologi di fama combattevano con anima e corpo per far attuare un Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale in Italia spendendo milionate di euro che oggi sarebbero state utili per gestire l’emergenza ed avere più ventilatori e più ECMO

Ci viene da pensare che la scienza vera, oggi, non si fa sui social o nei salotti dei talk, e nemmeno sui libri (su quale libro bisogna studiare per laurearsi in COVID-19?) ma sul campo, provando ipotesi, lavorando con le istituzioni (la diade Crisanti-Zaia: encomiabile). Rischiando, sì, il contagio. I virologi veri del COVID-19, pensiamo, stanno nei focolai. Non sui social, non nei salotti TV, e nemmeno all’OMS o in poltrone apparecchiate attorno al governo centrale.

 

Le somme, per quanto a noi paiono abbastanza chiare, le tireremo alla fine. Fino ad allora sarebbe utile, invece che accanirsi verso chi fornisce visioni diverse dalle proprie, pensare alla gestione interna agli ospedali dove probabilmente il virus continua a proliferare indisturbato, mentre il popolo è rinchiuso in casa. Un modello cinese che tanto piace ora.

 

Il nostro timore è che questa situazione creerà il terreno giusto per fortificare sempre  più il culto para-religioso del nuovo Moloch scientista: gli eroi saranno loro, i sedicenti esperti e gli organismi tutelari della presunta sanità mondiale (quanti errori ha fatto l’OMS? Qualcuno ha voglia di fare questo computo?). Nessuno oserà più mettere in discussione la dea scienzah e i suoi sacerdoti perché saranno i salvatori della Patria, i profeti del santo vaccino salvifico, che ovvio è in arrivo.

 

Ci serve l’antidoto necessario per opporci ad ogni feroce attacco contro la sovranità personale, familiare, politica ed economica, e, ora più che mai, biologica. 

Eppure, mentre pochi mesi fa  i nostri virologi di fama combattevano con anima e corpo per far attuare un Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale in Italia – chiamatela, se volete, «legge Lorenzin»  – spendendo peraltro milionate di euro che oggi sarebbero state utili per gestire l’emergenza ed avere più ventilatori e più ECMO, un piccolo virus è entrato nel loro mondo di saccenti certezze e lo ha messo in ginocchio.

 

Questo già dovrebbe bastare: la semplice realtà che basta a spiegare il fallimento completo della dea scienza dei grandi esperti. Questa dea confusa e fallita, però, ancora ha voglia di fare la voce grossa.

 

La battaglia da combattere perciò è enorme, perché oggi un pensiero che non si accorda alla dea potrebbe divenire oggetto di esposto al tribunale. E guai anche a chi lo riporta: non solo la libertà di stampa, ma anche il detto «ambasciator non porta pena» non deve valere più, del resto adesso a capo degli ambasciatori c’è uno steward dello Stadio San Paolo.

Se perdiamo anche a libertà di espressione, non c’è nessuna sovranità possibile

 

Questa emergenza deve fornirci l’antidoto necessario per opporci ad ogni feroce attacco contro la sovranità personale, familiare, politica ed economica, e, ora più che mai, biologica

 

Se perdiamo anche a libertà di espressione, non c’è nessuna sovranità possibile.

 

 

Renovatio 21