Commissarieranno anche l’Emilia-Romagna?

 

 

Dall’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità emerge che l’Emilia-Romagna è la Regione con più morti nelle RSA e in generale nelle residenze sanitario-assistenziali per anziani.

 

La ricerca riguarda solo un terzo delle RSA censite nel nostro Paese (1082 strutture sulle 3420 quelle incluse nel sito dell’Osservatorio Demenze dell’Iss), quindi immaginatevi se ci fossero tutte.

 

Dai dati ISS  emerge che il 40,2% del totale dei decessi nelle case di riposo ha interessato residenti contagiati dal Covid. Il dato più alto in assoluto in Emilia Romagna col 57,7%, davanti alla Lombardia col 53,4%. Reggio-Emilia è seconda, come numero di morti nelle strutture, solo a Bergamo (cioè alla provincia più colpita di tutta Italia come numero di contagi e di morti in generale).

L’Emilia-Romagna è la Regione con più morti nelle RSA e in generale nelle residenze sanitario-assistenziali per anziani

 

Le stime dell’ISS ovviamente, sono comunque lontane dal dato reale: sappiamo tutti benissimo che il numero di morti nelle case di riposo è sottostimato poiché tanti decessi sono taciuti o non ricondotti esplicitamente al nCoV nonostante il confronto con il trend di mortalità degli anni scorsi risulti in picchiata nei primi quattro mesi del 2020, in particolare da marzo in poi. Inoltre, come osservato sopra, non tutte le residenze per anziani hanno risposto al rapporto.

 

Se le stime dell’Iss parlano di 6.773 morti nelle Rsa di tutta Italia dal 1º febbraio ad oggi, con un 40% risultato certamente positivo al tampone e con una percentuale altrettanto alta di morti con sintomi riconducibili al COVID, vuol dire che dobbiamo almeno raddoppiare le stime ufficiali.

 

Reggio-Emilia è seconda, come numero di morti nelle strutture RSA, solo a Bergamo

A livello di contati ci sono poi strutture in cui l’85% degli ospiti è contagiato e il restante rientra probabilmente nei falsi negativi. E quelli certamente positivi sono tutto fuorché asintomatici, come spesso si propende a dire.

 

Ci sono strutture in cui il personale è dimezzato e l’assistenza agli anziani è ai minimi termini. Ma questo ovviamente non viene mai detto.

 

Per fortuna questo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità ci mostra un dato certo, seppur sottostimato: qualcosa di grosso non ha funzionato in Emilia-Romagna per quanto concerne le residenze per anziani: protocolli delle ASL sbagliati, giunti troppo tardivamente, circolari della Regione prive di efficacia, strutture lasciate allo sbando, senza formazione e guidate da timonieri senza competenze adatte ad affrontante un’emergenza di questo tipo, di cui forse nemmeno avevano compreso la portata — e questo ovviamente non li giustifica.

 

Solo chi è all’interno della trincea può rendersi conto dell’enorme danno, e di quanto i numeri siano comunque sempre falsi, al ribasso.

Dai vertici della Regione non sono riusciti a tutelare realmente quella fetta di popolazione più fragile, ben sapendo che se non si fosse intervenuti con grande anticipo e con nette, coraggiose e incisive misure di prevenzione, sarebbe stata un’ecatombe.

 

Un’ecatombe che purtroppo non è ancora finita e non sappiamo quanto durerà né tanto meno quando e con quali danni finirà. Giorni, forse mesi. Solo chi è all’interno della trincea può rendersi conto dell’enorme danno, e di quanto i numeri siano comunque sempre falsi, al ribasso.

 

Mentre si parla della mala gestione lombarda e di un possibile commissarimento dell’intera regione, in Emilia-Romagna esce questo agghiacciante dato.

 

Bonaccini qualcuno lo ha visto?

Dovremo aspettarci un commissariamento anche qui? O gli anziani dell’Emilia-Romagna possono morire ammazzati tutti?

 

E Bonaccini, qualcuno lo ha visto?

 

Attendiamo sviluppi e speriamo che giustizia sia presto fatta. Per tutte le morti silenziose nelle case di riposo, e per tutti quei parenti che devono accettare questo immane dolore passivamente.

 

 

Cristiano Lugli