Colao meravigliao

 

 


Mentre il Parlamento Italiano è in naftalina – e viene tirato fuori ogni tanto a prender aria, ma opportunamente imbavagliato sui temi che contano – la sgangheratissima cosca al comando di una nazione neutralizzata dall’emergenza si è potuta esprimere in tutta la sua proterva inadeguatezza. Incontenibile e incontrastata.

 

Sospese, insieme alle libertà costituzionali, anche le prerogative degli organi rappresentativi, quel che restava della democrazia è «democraticamente» evaporato (ovvero si è potuto cancellare in via monocratica col tacito consenso di un popolo atterrito) per lasciare il posto, come da copione, alla dittatura dolce fondata sulla pandemia.

 

Intanto, in giro, tutti i reclusi sono pregati di mantenere un rispettoso silenzio: non sta bene disturbare il manovratore. Soprattutto, è da irresponsabili divulgare fake news nocive all’unità di pensiero e all’obbedienza cieca e generalizzata (dove il criterio per identificare le fake news coincide ovviamente con l’arbitrio del più forte). 

 

 

Sostituzione del premier d’Egitto

Ma, nonostante sia stato pompato con ogni espediente mediatico, il dictator pro tempore, forse inebriato dal potere di tenere chiusi in casa ad libitum i cittadini italiani, ha cominciato a perdere troppi colpi, a farfugliare, a sbagliare nomi, date e bersagli politici, persino a straparlare a reti unificate di felici Pasque egiziane.

Nonostante sia stato pompato con ogni espediente mediatico, il dictator pro tempore, forse inebriato dal potere di tenere chiusi in casa ad libitum i cittadini italiani, ha cominciato a perdere troppi colpi, a farfugliare, a sbagliare nomi, date e bersagli politici, persino a straparlare a reti unificate di felici Pasque egiziane

 

Ha cominciato cioè, oltre che a tradire come da mandato, a tradirsi. Annaspa troppo per conservare quel minimo di credibilità che resta necessaria anche per tenere in piedi un palco i cui impresari abitano altrove.

 

Forse che l’élite dai pochi eletti e dai molti camerieri stia percependo un rischio reale per la propria sopravvivenza causa incremento di povertà, compressione e ingiustizia sociale diffusa e potenzialmente esplosiva?

 

Forse che dunque, vista la malaparata, sia nell’aria un cambio della guardia al vertice dell’esecutivo? Nel frattempo, potrebbe darsi che il sostituto designato stia già a bordo campo a scaldarsi i muscoli, così che il pubblico possa intanto cominciare a digerirlo.

 

Ovviamente la presentazione al popolo deve avvenire nell’abito gradito per le occasioni straordinarie: signori e signore, ecco a voi il supertecnico. Perché nel mondo che non crede più a niente, se non alla tecnica, il salvatore è un tecnico, e la salvezza la sottomissione dell’umanità al verbo indisputabile del progresso. 

Il capo chiamato a gestire il ritorno alla vita extra-domestica degli italiani porta il nome di Vittorio Colao. Ufficialmente voluto da Palazzo Chigi, più di qualcuno vocifera che sia uscito dal cilindro del Quirinale, sopra alla testa del primo

 

 

L’uomo della fase due

Non si sa bene a quale titolo formale – ma non importa, ormai gli abusi di potere non si contano più – sia stata nominata la task force per la ripartenza (o ricostruzione, o “fase due”). Per ripartire a quanto pare servono gli esperti, giammai la politica; urgono i tecnocrati, giammai gli eletti.

 

Il capo dell’inedito organismo extra-istituzionale chiamato a gestire il ritorno alla vita extra-domestica degli italiani – prematuro, e comunque azzardato, parlare di “normalità” – porta il nome di Vittorio Colao. Ufficialmente voluto da Palazzo Chigi, più di qualcuno vocifera che sia uscito dal cilindro del Quirinale, sopra alla testa del primo.

 

Il vuoto di potere ingenerato dal fantastico duo Conte Casalino, con il concorso esterno dei geniali protettori civili, sarà dunque colmato dal supermanager di Verizon, già capo assoluto della Vodafone mondiale: curioso che in una temperie in cui il mondo intero parla di de-globalizzazione post-COVID-19, spunti fuori un personaggio globale per eccellenza.

Il vuoto di potere ingenerato dal fantastico duo Conte Casalino, con il concorso esterno dei geniali protettori civili, sarà dunque colmato dal supermanager di Verizon, già capo assoluto della Vodafone mondiale: curioso che in una temperie in cui il mondo intero parla di de-globalizzazione post-COVID-19, spunti fuori un personaggio globale per eccellenza

 

Per il momento costui viene parcheggiato nella nuova struttura tagliata su misura per lui, secondo lo schema, mutatis mutandis, per cui Napolitano regalò a Monti lo scranno di senatore a vita prima di catapultarlo al posto del presidente, quello davvero eletto direttamente dalle urne, Silvio Berlusconi. Una sorta di manovra di avvicinamento, insomma.

 

Intanto, cerchiamo di capire meglio chi sia la nuova star della cosiddetta ricostruzione. Il cursus honorum è sempre il solito e fa un po’ sbadigliare. Bocconi. MBA ad Harvard. Banca Morgan Stanley. Consulente McKinsey. Consigliere RCS, cioè Corriere della Sera, da cui ora infatti pontifica alla grande. Bilderberg, ovviamente.

 

Gli sbadigli finiscono quando si legge in un articolo di Bloomberg del 2010 che il nostro si sarebbe accompagnato con il direttore generale dell’MI-6 (i servizi segreti esteri britannici) John Sawer nei locali della British Petroleum per organizzare il supporto al grande capo Tony Hayward allora nei guai per il disastro del greggio nel Golfo del Messico. Ma andiamo oltre.

Vent’anni alla guida di Vodafone, Colao scala l’azienda fino al ruolo di vertice assoluto. Questo lo porta ad avere «rapporti professionali e personali» con Bill Gates, al punto che si parlava di un suo coinvolgimento nelle Fondazioni della quattrocchia di Microsoft

 

Vent’anni alla guida di Vodafone, Colao scala l’azienda fino al ruolo di vertice assoluto. Questo lo porta ad avere «rapporti professionali e personali» con Bill Gates, al punto che si parlava di un suo coinvolgimento nelle Fondazioni della quattrocchia di Microsoft.

 

Filantropie che oggi, tra profezie di pandemia magicamente avverate e centinaia di milioni versati all’OMS e alle ricerche vaccinali, appaiono quantomeno enigmatiche.

 

Di lui, Bill Ford, l’amministratore delegato del colosso General Atlantic, dice: «condivide la nostra costante convinzione nelle macro tendenze che stanno guidando la crescita, compresa la transizione verso un’economia digitale e l’effetto trasformativo che avrà il 5G sul settore tecnologico».

 

Non parleremo qui del 5G, che comunque è un’altra partita grossa sul tavolo, con o senza Cina. Una partita per il controllo del XXI secolo. Cioè, una partita per il dominio della popolazione che si gioca dentro ai suoi dati, e quindi ai suoi intimi pensieri.

5G, è un’altra partita grossa sul tavolo, con o senza Cina. Una partita per il controllo del XXI secolo. Cioè, una partita per il dominio della popolazione che si gioca dentro ai suoi dati, e quindi ai suoi intimi pensieri

 

 

«Tracciare e testare i contatti sociali»

Voilà, ecco che il Corriere della Sera, l’house organ dell’oligarcato ormai completamente irrancidito, già a fine marzo gli fa scrivere in prima pagina un editoriale sulla necessità di usare i telefonini degli utenti per tracciarli, e tracciarne capillarmente i dati individuali, ovviamente tutto per il bene della nuova società ai tempi del Coronavirus. I concetti gli sono fatti ribadire il giorno di Pasqua, repetita iuvant.

 

Si tratta di un vero e proprio manifesto. Non solo di ciò che si appresterà a fare il Nostro nella task force di cartapesta che verosimilmente serve a lanciarlo verso il premierato, ma per l’effettivo start del totalitarismo elettronico italiano, su modello di quello cinese e coreano – espressamente citati, infatti, quali esempi virtuosi.

 

In un articolo-manifesto di Colao in prima sul Corriere si parla con grande disinvoltura di «hi-tech decisivo contro la crisi»; di «individuazione di nuovi modelli organizzativi e relazionali»; di «tracciare e testare i contatti sociali», cosa «possibile solo se si utilizzeranno i dati delle reti mobili insieme a una app dedicata con GPS»

Vi si parla con grande disinvoltura di «hi-tech decisivo contro la crisi»; di «individuazione di nuovi modelli organizzativi e relazionali»; di «tracciare e testare i contatti sociali», cosa «possibile solo se si utilizzeranno i dati delle reti mobili insieme a una app dedicata con GPS». Testuali parole. Nero su bianco.

 

Lo stesso Corriere il 29 marzo lo intervistava presso il Museo della Scienza di Milano per la realizzazione di un documentario dal titolo «Italia paese sempre in crisi. Ma è vera crisi?» e il Nostro dichiarava: «La gestione della crisi greca, la gestione della crisi Italiana del 2011dimostrano che dobbiamo essere contenti di come strutturalmente questo meccanismo europeo gestisce le crisi».

 

Non c’è bisogno di aggiungere molto altro. Vale piuttosto la pena di tornare a chiedersi da dove salti fuori il nuovo salvatore della patria piazzato a sorpresa al comando della task force, bella struttura narrativa nel momento in cui tirano molto le squadre di supereroi.

 

 

2011 Reloaded

Dagospia non ha dubbi e batte il flash: è un commissariamento di Conte e la scelta proviene da Mattarella che passa sopra la testa di un premier tanto col fiato sul collo da perdere ripetutamente il controllo in diretta televisiva.

La manovra ricorda molto il ben noto precedente del 2011: Mario Monti fu portato in Senato ad vitam dall’allora Presidente della Repubblica. Non molti giorni dopo, spread e panico, Berlusconi viene costretto a dimettersi, mentre qualche parallelo più sotto viene trucidato Muhammar Gheddafi

 

La manovra, come abbiamo detto, ricorda molto il ben noto precedente del 2011, ovvero quel golpe rimosso solo nella mente un po’ confusa del Conte furioso. Mario Monti fu portato in Senato ad vitam dall’allora Presidente della Repubblica. Non molti giorni dopo, spread e panico, Berlusconi viene costretto a dimettersi, mentre qualche parallelo più sotto viene trucidato Muhammar Gheddafi.

 

L’esecutivo è occupato da un esercito di tecnocrati più o meno sconosciuti, più o meno legati ad un gruppo bancario il cui presidente emerito, democristiano di Brescia (per combinazione stessa città di Colao) del giro montiniano, di recente è stato pure lui intervistato in ginocchio sul Corriere e, come l’oracolo, ha dato segni: Conte nì, Draghi no, prelievo forzoso, ops scusate no, non obbligato sui conti correnti degli italiani, no, non chiamatela patrimoniale, è un prestito che gli italiani fanno al loro Stato tramite le banche che poi ridanno indietro il danaro dei risparmiatori con gli interessi.

 

Al di là di questo meccanismo sopraffino di sodomia finanziaria e fiscale del cittadino inerme, dell’intervista lascia colpiti la bocciatura di Draghi, il quale secondo l’intervistato – l’onnipotente Bazoli – «non ha una base elettorale». Conte e Colao evidentemente ce l’hanno, anche se non ce ne eravamo accorti.

 

Il dato interessante è che l’establishment, quello che controlla i soldi di tutti e da cui si pescano i papi massoni, aveva già votato la sfiducia sia a Draghi sia a Monti, e aveva già pronta la carta Colao.

Il dato interessante è che l’establishment, quello che controlla i soldi di tutti e da cui si pescano i papi massoni, aveva già votato la sfiducia sia a Draghi sia a Monti, e aveva già pronta la carta Colao

 

Bruciato (quasi letteralmente) Draghi – la sua casa in Umbria è andata nei giorni scorsi misteriosamente a fuoco – il quale significava Euro, BOT, banche etc., ecco materializzarsi l’uomo delle telecomunicazioni che, come detto senza veli nell’editoriale del Corriere, significa sostanzialmente controllo sociale informatico, orwellismo applicato.

 

 

Totalitarismo elettronico

L’azienda che Colao oggi dirige, il colosso delle TLC americano Verizon, fece parlare di sé ai tempi dello scandalo Snowden, in epoca Obama. Emerse un ordine del tribunale top secret che richiedeva all’azienda di consegnare tutti i dati delle chiamate degli utenti alla NSA, la CIA della sorveglianza elettronica.

 

Insomma, il modello cinese, con o senza Cina, è servito. Quello che ci attende è una società totalitaria che Eric Arthur Blair detto George Orwell, il quale come massimo della distopia concepiva i microfoni nei boschi, deve andare a nascondersi.

 

L’azienda che Colao oggi dirige, il colosso delle TLC americano Verizon, fece parlare di sé ai tempi dello scandalo Snowden: emerse un ordine del tribunale top secret che richiedeva all’azienda di consegnare tutti i dati delle chiamate degli utenti alla NSA, la CIA della sorveglianza elettronica

Con i vostri movimenti tracceranno le vostre vite, le vostre frequentazioni, i vostri gusti; grazie alle pagine che leggete, grazie ai vostri messaggi, conosceranno i vostri pensieri, anche quelli più intimi, persino quelli in embrione e prossimi venturi. Già anni fa qualcuno si accorse che Facebook conosceva la situazione sentimentale degli utenti meglio degli utenti stessi, sapeva se un rapporto stava per scoppiare semplicemente osservando il comportamento online delle persone. Come scrisse il New York Times: «Facebook ti conosce meglio di chiunque altro».

 

Qualcuno oggi lo chiama capitalismo di sorveglianza, ma anche nella terra del Partito Comunista Cinese il totalitarismo elettronico è realtà: se scrivi cose non gradite ti viene prima cancellato il commento e poi la possibilità di viaggiare, di ottenere autorizzazioni o permessi, di accedere a mutui, a carte di credito, eccetera; ad assicurare l’efficienza del regime repressivo-preventivo nell’era dell’algoritmocrazia, già funzionano sistemi di sorveglianza con telecamere a riconoscimento facciale e persino tecnologia di ricostruzione del volto a partire dal DNA (DNA phenotyping).


Sono le meraviglie di Big Data: grazie ai vostri like e ai vostri click, le multinazionali vi conoscono meglio dei vostri famigliari più stretti, e non è un’iperbole, ma uno studio americano di 5 anni fa sulle capacità predittive delle intelligenze artificiali combinate ai social.


In fondo, si tratta del vecchio sogno di Gianroberto Casaleggio: il suo partito è finito, perché rivelatosi un’accozzaglia di ebetudine biodegradabile, ma l’incubo distopico di una società della trasparenza totale guidata da un computer e di un’umanità ridotta a un insieme di punti terminali sulla rete si sta tragicamente realizzando, con o senza Cina.

Si tratta del vecchio sogno di Gianroberto Casaleggio: il suo partito è finito, perché rivelatosi un’accozzaglia di ebetudine biodegradabile, ma l’incubo distopico di una società della trasparenza totale guidata da un computer e di un’umanità ridotta a un insieme di punti terminali sulla rete si sta tragicamente realizzando, con o senza Cina

 

In Gaia, il video-manifesto pubblicato dalla Casaleggio associati, la democrazia informatica è previsto si realizzi proprio con questa trasparenza assoluta, in un mondo totalmente interconnesso (Internet of Things, 5G). Soprattutto, come dice il video, in un mondo in cui solo una miliardata scarsa di terrestri sopravvive ad una micidiale guerra batteriologica…

 

 

Non il danaro ma il controllo: cambio di paradigma dell’ordine mondiale

Tornando a noi, Colao pare proprio l’uomo di questo futuro, che è il presente cinese (e americano) non ancora completamente – o forse solo ufficialmente – distribuito. Un cambio di paradigma nel Nuovo Ordine Mondiale, ora invocato persino da un sempre più grottesco Avvenire Coronavirus. È il momento di gettare le basi per un nuovo ordine mondiale») ufficialmente diventato la dépendance redazionale di Repubblica.

 

A chi ha intronizzato Colao non interessano più (solo) i soldi e le banche (per quello, ripetiamo, sarebbe stato perfetto Draghi): interessa il controllo capillare, intimo e profondo della società e dell’individuo che la abita.

 

A chi ha intronizzato Colao non interessano più (solo) i soldi e le banche (per quello, ripetiamo, sarebbe stato perfetto Draghi): interessa il controllo capillare, intimo e profondo della società e dell’individuo che la abita

Riprendendo ancora quanto ha scritto nel Corriere: «La bozza di progetto che circola (chiamata Trace, Test, Treat) va nella giusta direzione e potrebbe esser anche più coraggiosa. I dati possono essere pseudoanonimizzati (che vuol dire: non anonimi, ma neanche trasparenti) e si potrebbe prevedere per le forze dell’ordine la possibilità di intervenire individualmente e assicurare la rapidità e l’efficacia della “danza” dei prossimi mesi».

 

Il discorso non fa una grinza, se si conosce il meccanismo del bipensiero orwelliano, quello per cui si può sostenere simultaneamente un concetto ed il suo contrario («la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l’ignoranza è forza»): caro cittadino, sei anonimo, ma ti manderemo le forze dell’ordine ad «intervenire direttamente» con «rapidità ed efficacia». In teoria non sappiamo chi sei, ma verremo a cercarti. E stai sicuro che ti staneremo.

 

Tutto sommato, crediamo si tratti di una buona notizia. I padroni del vapore, quelli veri, cercano il controllo non più di numeri finanziari, ma dei corpi e dei destini umani. Può essere una definitiva – e davvero anticristica – sete di potere sull’umanità.

I padroni del vapore, quelli veri, cercano il controllo non più di numeri finanziari, ma dei corpi e dei destini umani. Può essere una definitiva – e davvero anticristica – sete di potere sull’umanità

 

Tuttavia c’è anche un’altra spiegazione: essi non sanno come reagiranno le genti dopo la peste. Hanno paura. E fanno benissimo.

 

 

Roberto Dal Bosco

Elisabetta Frezza

 

 

Articolo apparso anche su Ricognizioni

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