Cliniche estetiche e disturbi mentali

 

 

Le cliniche estetiche inglesi inizieranno a esaminare le pazienti per capire se hanno disturbi mentali.

 

I medici temono che il desiderio di alcune persone di alterare il proprio aspetto sia causato dall’ossessione per l’immagine corporea, e che certi trattamenti possano essere dannosi.

 

«L’intensificazione dei controlli per la tutela della salute mentale delle clienti da parte delle aziende cosmetiche è un grande passo avanti» asserisce il professor Stephen Powis, direttore del servizio sanitario nazionale inglese.

 

Ad ogni modo, ritiene che siano necessarie ulteriori disposizioni:

 

«I passi volontariamente compiuti per tutelare la salute mentale vengono troppo spesso lasciati in mano a operatori che agiscono in maniera indipendente. L’aspetto è una delle maggiori preoccupazioni nei giovani, e il bombardamento di immagini idealizzate e la disponibilità di trattamenti veloci sono un pericolo per la salute mentale e generano ansia diffusa».

 

Una nuova organizzazione, il Joint Council for Cosmetic Practitioners, è nata allo scopo di promuovere l’autoregolamentazione volontaria. Dopo anni di pubblicità negativa, gli specialisti di chirurgia estetica e i rivenditori di trattamenti di bellezza si stanno allineando al governo e alle associazioni mediche.

 

«Sappiamo che le persone che soffrono di disordine dismorfico del corpo sono più propense a ricorrere a trattamenti rapidi che, però, non contribuiscono a risolvere la condizione psicologica sottesa»

Kitty Wallace, amministratrice del Body Dysmorphic Disorder Foundation (Fondazione per i Disturbi Dismorfici del Corpo), afferma al Guardian: «Sappiamo che le persone che soffrono di disordine dismorfico del corpo sono più propense a ricorrere a trattamenti rapidi che, però, non contribuiscono a risolvere la condizione psicologica sottesa».

 

Tom Madders, responsabile della campagna di YoungMinds, aggiunge:

 

«I giovani che lottano con la propria salute mentale avvertono molta pressione sul fronte dell’aspetto fisico, quindi è una buona notizia che le aziende del settore cosmetico siano preparate a riconoscere i segnali di una stabilità mentale precaria. Ma c’è bisogno di azioni più ampie nella società per aiutare i giovani a sentirsi a proprio agio con quello che sono e con il loro aspetto. Le industrie della moda, della musica e della pubblicità dovrebbero impegnarsi di più per promuovere immagini fisiche diverse e autentiche».

 

 

 

 

 

Fonte: Michael Cook per Bioedge