Bambole gender: prove tecniche di transumanesimo

 

 

«La teoria del gender non esiste: è una invenzione degli ambienti di estrema destra».

 

Questa negazione annessa alla assurda e poco sensata spiegazione l’avrete probabilmente già sentita.

 

Sì, perché oggi il «negazionismo» è assai diffuso soprattutto in ambienti che portano avanti le vere e proprie ideologie del nostro tempo. Non importa se una cosa è palese, reale, percettibile alla sola vista: loro continueranno a negarvela.

 

Ora, però, diventa sempre più difficile negare che esista una teoria del gender, la quale vorrebbe inoculare ai vostri figli un semplice quanto perverso concetto: «sei ciò che ti senti di essere e non ciò che sei realmente». E questo sdoganamento dell’irrazionalità, dell’anti-realismo sconnesso dalla chiara e limpida affermazione del proprio sesso biologico, viene propagato fin dalla più tenera età dei bambini.

 

Disgiungere la mente dal corpo, il corpo dalla mente. Scomporre e ricomporre frankensteinamente l’essere umano a proprio piacimento. I mezzi per farlo sono tanti: l’abbigliamento, le storie, i libri e, particolarmente, i giocattoli.

 

Disgiungere la mente dal corpo, il corpo dalla mente. Scomporre e ricomporre frankensteinamente l’essere umano a proprio piacimento. I mezzi per farlo sono tanti: l’abbigliamento, le storie, i libri e, particolarmente, i giocattoli

A darci ragione accorrono infatti le nuove bambole di Mattel, lanciate in mondo visione proprio in questi giorni con il marchio Creatable World, cugine delle Barbie.

 

Lontane dall’orribile e troppo medievale concetto di colore azzurro e rosa, le nuove bamboline gender sono senza etichette, senza «stereotipi di genere», personalizzabili in tutto, dal taglio di capelli – lunghi, corti, rasati, asimmetrici – agli abiti, dalle felpe al tutù passando per minigonne e jeans. Senza seno e senza spalle.

 

Nessuna apparenza maschile o femminile, nessuna rifinitura nei lineamenti che possa anche solo lontanamente far pensare al sesso maschile o femminile. Un aspetto totalmente «gender fluid», ovvero con un’identità sessuale continuamente mutabile, fluida.

 

«I giocattoli sono il riflesso della cultura e, dal momento che il mondo continua a celebrare l’impatto positivo dell’inclusività, abbiamo sentito che era arrivato il momento di creare una linea di bambole libera da ogni etichetta»  spiega Kim Culmone, Senior Vice President di Mattel Fashion Doll Design.

Dopo la creazione di bambole neutre, senza identità e gender fluid, chi credete che saranno  i prossimi soggetti, questa volta umani, ad essere creati e cresciuti senza alcuna identità, persi nel vuoto di un non-riconoscimento biologico, psichico, fisico e finanche spirituale?

 

«Attraverso la ricerca – continua Culmone – abbiamo appreso che i bambini non vogliono che i loro giocattoli siano definiti da stereotipi di genere. Per questo, questa linea che consente ai bambini e alle bambine di esprimere liberamente loro stessi, è stata da loro particolarmente apprezzata».

 

Da quanto si apprende questo progetto gender è stato infatti realizzato con il contributo di genitori, medici e addirittura bambini costretti, in nome di una ideologia camuffata sotto i velami della tanto in voga e falsa «inclusione», a diventare meri strumenti di un sistema ideologico il cui motore è il business economico. Pedine da utilizzare a proprio piacimento, dalle quali far uscire ciò che più è utile all’obiettivo finale.

 

Ma non preoccupatevi, la teoria del gender non esiste.

 

Una domanda conclusiva al lettore, però, mi sia concessa: dopo la creazione di bambole neutre, senza identità e gender fluid, chi credete che saranno (e già iniziano ad esserlo) i prossimi soggetti, questa volta umani, ad essere creati e cresciuti senza alcuna identità, persi nel vuoto di un non-riconoscimento biologico, psichico, fisico e finanche spirituale?

 

Cristiano Lugli