Avere ottant’anni al tempo del Coronavirus

Renovatio 21 pubblica questa breve testimonianza arrivataci da un lettore d’eccezione: l’ex giornalista del Resto del Carlino Giardo Bertolini. Lo ringraziamo, e gli auguriamo altri Ottanta anni. Perché abbiamo bisogno di quello che ha raccolto in una vita così, dei racconti che può darci, e che noi dobbiamo tramandare. Perché l’umanità, con buona pace di chi la odia e la vuole spazzata via, è fatta per questo. Grazie signor Bertolini.

 

 

Anch’io sono un figlio del ’40, ma fortunatamente non sono ancora tra quelli celebrati, con un commovente «epitaffio», dallo Antonio Scurati sul Corriere di ieri. Forse ho a disposizione ancora un bonus da spendere perché gli ottant’anni li raggiungerò solo fra una decina di giorni.

 

Posso dire di essere tallonato da vicino da quel malefico e oscuro sterminatore di nonni. Gli ottantenni. Ecco le prede più facili, quelle che hanno esaurito le risorse fisiche, quelle che nel ’40 univano i vagiti ai presagi di un conflitto devastante e assurdo.

Posso dire di essere tallonato da vicino da quel malefico e oscuro sterminatore di nonni. Gli ottantenni. Ecco le prede più facili, quelle che hanno esaurito le risorse fisiche

 

Io sono un figlio di quell’epoca. Ho ancora impressa nella mente mia madre che doveva affrontare i militari tedeschi in cerca di cibo, io che mi nascondevo dietro la porta a origliare e mio padre che ogni giorno rischiava l’arresto.

 

Momenti difficili, vissuti tra lavoro, sacrifici e paura. Zappare, vangare, mietere, tutto con la forza delle mani. La giornata finiva presto e presto cominciava, regalandoci qualche diversivo con giochi che ancora oggi sono di moda tra i più piccoli, come il nascondino o un pallone di pezza. A scuola sempre a piedi con una cartella passata da più mani e un tozzo di pane.

 

Io sono un figlio di quell’epoca. Ho ancora impressa nella mente mia madre che doveva affrontare i militari tedeschi in cerca di cibo

Gli ottantenni.

 

Volti più o meno noti, scavati da prove a volte molto dure, ma anche grandi conquiste. «Il destino – come giustamente scrive Scurati – molto ha dato agli uomini e alle donne di questa formidabile e sciagurata generazione, e molto ha tolto».

 

Quella paura è ora tornata, sotto foggia diversa e più infida, a colpire la classe ’40.

 

Il nemico è alle porte. Con lui, se potessi umanizzarlo, vorrei venire a patti: prendi me ma lascia vivere i miei cari, i miei nipotini. Perché sono uno del ’40

Io ora ne faccio parte e confesso che non è un pensiero allegro perché il nemico è alle porte. Con lui, se potessi umanizzarlo, vorrei venire a patti: prendi me ma lascia vivere i miei cari, i miei nipotini. Perché sono uno del ’40.

 

 

Giardo Bertolini