Anziani vittime del Covid: a Modena nasce il «Comitato famigliari e operatori delle residenze protette»

 

 

 

 

 

Il 7 settembre prossimo, a Modena, verrà istituito formalmente il «Comitato regionale Familiari e Operatori delle residenze protette» attraverso l’assemblea costituente che si terrà alle ore 17.00 presso il Teatro Guiglia e che vedrà coinvolti operatori sanitari e familiari, già da mesi al lavoro per creare pressione alla Regione nel merito delle residenze sanitarie assistenziali particolarmente dedicate ad anziani e disabili, che hanno mostrato tutte le criticità interne, soprattutto dal punto di vista sanitario, durante l’emergenza che ha colpito l’intero territorio nazionale, con un tasso percentuale di mortalità senza precedenti. 

 

Mauro Caffo, operatore socio sanitario e delegato sindacale USB nonché rappresentante del Comitato stesso, ha rilasciato alcune dichiarazioni, alcune delle quali già pubblicate dal sito di Modena Today ì:

 

Il 7 settembre prossimo, a Modena, verrà istituito formalmente il «Comitato regionale Familiari e Operatori delle residenze protette»

«Le notizie apprese mezzo stampa, riguardo nuovi decessi e contagi nelle strutture residenziali per anziani, sopratutto nella provincia di Modena, evidenzia come CRA e RSA abbiano ancora grandi fragilità. Il silenzio da parte delle istituzioni e mondo politico, dimostra per l’ennesima volta la poca importanza attribuita a questi servizi, alle persone più fragili che ne sono ospitate e a tutti i lavoratori del settore».

 

«Nei mesi di piena emergenza le promesse sono state molteplici e roboanti come quella della creazione del tavolo tecnico da parte dell’amministrazione regionale per migliorare tutto l’impianto organizzativo delle CRA e RSA, per rivedere il sistema dell’accreditamento e conseguente potenziamento. La regione ha sempre risposto negativamente alla creazione di una commissione d’inchiesta indipendente, per accertare le responsabilità per i tanti decessi nelle CRA e RSA in Emilia Romagna.

«Il silenzio da parte delle istituzioni e mondo politico, dimostra per l’ennesima volta la poca importanza attribuita a questi servizi, alle persone più fragili che ne sono ospitate e a tutti i lavoratori del settore»

 

«Questo atteggiamento – prosegue Caffo –di chiusura e mistificazione della realtà, evidenzia la mancanza di volontà politica nell’accertamento dei fatti, ed assunzioni di responsabilità. L’ammettere eventuali errori non è un segnale di debolezza, bensì di grande responsabilità e onestà nei confronti dei cittadini».

 

«I dati positivi non devono trarre in inganno, pensando che il rischio sia scomparso (i contagi su tutto il territorio nazionale lo dimostrano) o che i problemi più volte denunciati si siano miracolosamente dissolti. Tutto il contrario. I problemi continuano ad esistere e sono sempre pronti ad esplodere in maniera dirompente, presagendo possibili scenari vissuti nel recente passato, che non sono esclusivamente correlati al COVID-19. La gestione dell’emergenza non è ancora conclusa! Le strutture residenziali sono costrette ad affrontare autonomamente le criticità correlate, dimostrando la grande abnegazione e professionalità del personale che opera al proprio interno. La sensazione è che dai propri errori non si voglia imparare».

 

Le strutture residenziali sono costrette ad affrontare autonomamente le criticità correlate, dimostrando la grande abnegazione e professionalità del personale che opera al proprio interno. La sensazione è che dai propri errori non si voglia imparare

«In questi mesi come cittadini, familiari, operatori siamo stati impegnati in prima persona per cercare di mantenere alta l’attenzione sull’argomento, avanzando proposte, spiegando la vita all’interno delle CRA e RSA, l’apparato burocratico che le costituisce, la scarsità di risorse stanziate, costringendo il personale a sopperire alle tante troppe mancanze. Cercando di sensibilizzare che le residenze per anziani e disabili sono una risorsa, che se gestite nel modo corretto sono un grosso aiuto per tutte quelle famiglie che devono affrontare il dramma di un malato nella propria vita».

 

Auspichiamo davvero che questa sinergia fra operatori sanitari e familiari delle vittime possa, oltre che nascere in tante altre città, non solo rendere giustizia a chi ha perso un proprio caro o a chi si è ammalato, ma possa altresì creare i presupposti per un cambiamento serio, in grado di richiamare alla responsabilità tutte le autorità sanitarie che per troppo tempo hanno fischiettato fingendo di non sapere quale sarebbe stato il danno se il virus avesse preso residenza all’interno di tali strutture. 

 

È un dovere etico ancorché morale lottare affinché non accada più che a pagarne le conseguenze più gravi siano i deboli, ovvero i soggetti che uno Stato degno di Civiltà dovrebbe proteggere prima di tutti.

È un dovere etico ancorché morale lottare affinché non accada più che a pagarne le conseguenze più gravi siano i deboli, ovvero i soggetti che uno Stato degno di Civiltà dovrebbe proteggere prima di tutti.

 

 

Cristiano Lugli